L’attore Alessandro Borghi impersona Rocco Siffredi nella serie tv Supersex, su Netflix. E sui social spopola la discussione sulle sue «dimensioni» artistiche da pornostar.
Ammettetelo. Essere Rocco Siffredi è il sogno di una buona parte dei maschi italici. Lui che quando dice: «Su, andiamo a lavorare», non si dirige alla pressa, ma dove tutti ben sappiamo. Certo riuscire a interpretarlo è un’impresa titanica. E Alessandro Borghi ci è riuscito alla grande. Protagonista della nuova serie Netflix, Supersex, sulla vita del più grande pornostar al mondo, l’attore romano è entrato così bene nella parte da scatenare nei social addirittura lacrime di commozione. La vita agra di Rocco inizia nelle case popolari di Ortona, in Abruzzo, tra gli zingari e la tragica morte del fratello Claudio. Roba da melò neorealista. E prima di arrivare alla consacrazione sono lacrime e (tanto) sudore. Il pene che ti dà il pane (cit.) è una dura, ça va sans dire, conquista. Ma conoscendo la sua dote nascosta le cose poi, diciamo, vengono da sé. E la trama scorre via tra orge nei locali scambisti di Parigi, scene hard, carne tremula. Fino al momento che tutti attendevamo.
E chi dice il contrario sa di mentire. Così al termine della quarta puntata arriva la agognata scena: un glorioso primo piano frontale di Borghi nudo. Sappiamo che avete messo la pausa e siete corsi a cercare il righello. Insomma tutta quell’abbondanza era merito di madre natura o del grandangolo, come quei monolocali pubblicati dalle agenzie immobiliari che sembrano loft enormi? I social aprono un denso dibattito: «Rocco e il suo fratello gemello», «Grande interpretazione e grandissima mazza», «Se mi confermate che è tutto frutto del suo sacco è veramente tanta, tantissima roba», «Non ha nulla da invidiare a Rocco». E già questo commento vale un Oscar alla carriera. Certo c’è della frustrazione e poi ci sono i soliti San Tommaso: «Come mai il tuo pisello in questa serie è più lungo rispetto alle tue precedenti esposizioni?».
A parte il fatto che uno nella vita non deve avere proprio nulla da fare per ricordarsi le dimensioni del gingillo di Borghi, lui è stato chiaro: «Quando mi chiedono: “È tuo er coso?”, rispondo fieramente di sì». Nessuna protesi, solo come natura crea. Siamo felici per lui. Eppure in Supersex c’è molto di più: la malinconia di una vita senza amore, il dolore della perdita, una profonda solitudine che trova la sua espressione nel perfetto ghigno che a tratti si trasforma in risata. «È riuscito a dare profondità a un personaggio che aveva solo lunghezza», twittano. Ma c’è anche molto di meno. Siffredi è stato una stella, ma non di un mondo patinato con sottofondo di hit anni Ottanta. Manca lo squallore dei set, la puzza, le attrici usate come carne da macello, i bastardi senza gloria. Insomma manca il porno. Resta Rocco-Borghi, pallido, con l’occhio sgranato, le parole smozzicate, i denti scoperti. E il timore che l’Aureliano di Suburra si sia divorato la leggenda.