Inseguire cani e gatti di casa con lo spazzolino? Se ci si riesce, e avendone voglia, perché no. Guida semiseria all’igiene orale degli nostri animali, tra lodevoli sforzi e sonore sconfitte.
Avvicinarsi armati di spazzolino e dentifricio alla dentatura di un Rottweiler malmostoso di 50 chili è, in realtà, impresa assai meno audace che tentare la stessa cosa in un (apparentemente) innocuo micio che ne pesa solo sei. Mentre il primo finirà per rassegnarsi alla volontà dell’amato padrone, il felino – per il quale l’umano è più che altro un inadeguato maggiordomo – reagirà con unghiate, morsi e furenti miagolii prima di darsi alla fuga.
La cosa è talmente evidente da aver spinto il New York Times a dedicare, con l’abituale ironica eleganza per simili «cazzeggi», un lungo articolo il cui titolo suona più o meno così: «Tutti quelli che possiedono un gatto concordano su un punto: pulirgli i denti non vale la lotta per farlo». Eppure, la questione dell’igiene orale per gli animali domestici è diventata negli ultimi anni di petulante assertività, almeno nello spazio che vi dedica internet: oltre sette milioni di risultati – solo in italiano – prodighi di consigli, avvertimenti, istruzioni per l’uso, esilaranti tutorial e argomentati decaloghi le cui voci invitano ad «armarsi di pazienza, aspettare che il cane prenda confidenza con lo spazzolino, lasciargli leccare il dentifricio, affrontare per prima l’arcata esterna».
Ma i cani, si sa, accettano di buon grado anche le gocce nelle orecchie, i colliri negli occhi e le pillole cacciate in gola (la «compliance del cane» affermano gli esperti «è fondamentale»). Di fatto, per gli intrepidi che hanno a cuore i denti felini, i suggerimenti online insistono su «estrema calma perché non si può pensare di prendere il micio di punto in bianco e lavargli tutti i denti», «stare attenti a non tirare le vibrisse» e soprattutto impiegare «pochi secondi in totale». Secondo il quotidiano americano, meno del 5 per cento dei proprietari di gatti affronta questa maratona dall’esito incerto.
«Rimango sempre stupefatto quando qualcuno mi dice che lo fa» ha ammesso uno di loro, dentista-veterinario californiano. In Italia, paese che adora i pets (oltre 16 milioni di cani e gatti, e un giro d’affari di 75 milioni di euro l’anno solo in accessori, giochi e igiene) la prevenzione dentaria casalinga è opera di una minoranza di volenterosi, seppure in crescita. «In effetti, tra i miei clienti non sono molti quelli che si cimentano a pulire i denti dei loro cani. Per i gatti poi, quasi nessuno» conferma Stefano Macciò, veterinario a Milano. Del resto, a un animale risulterà sempre incomprensibile la ragione di un tale dissennato assalto alle sue «arcate dentali». Ma, lungi dallo sfottere l’igiene orale nei confronti di chi ha una coda, concordiamo sull’importanza della prevenzione. «In passato, quello dell’igiene orale in cani e gatti era considerato un problema trascurabile, dai proprietari ma anche dai veterinari» spiega Macciò. «Si pensava che tartaro e placca in fondo fossero per loro una cosa normale, specialmente negli anziani. Invece portano a gengivite e parodontite, come per noi». Molti padroni delegano il tutto agli ambulatori, dove il quattrozampe viene però sedato (e intubato) prima di procedere. La dentatura ne esce smagliante, ma l’effetto dura poco, più o meno un anno. Poi la «fiatella» dell’adorato torna a farsi sentire.
Spazzolino e dentifricio due-tre volte la settimana aiutano a dilatare l’appuntamento con l’anestesia totale. Peccato che il dentrifico «bestiale» costi 16-18 euro. E usare il nostro è fuori discussione: «Il fluoro fa male a cani e gatti. Mentre i prodotti per loro sono resi appetibili, per esempio al sapore di carne» continua Macciò. Anche qui, tuttavia, non vige certezza. Mentre la bassottina Luce lo gradisce, il bracco Bandito lo sputa a mezzo metro di distanza, e la setterina Bughi si è nevrotizzata al primo tentativo (la padrona ha desistito). Sui gatti non sono pervenuti risultati.
Sullo spazzolino c’è meno speculazione, basta comprarne uno morbido come quelli per i bambini. In rete si trovano anche variopinti ditali con minisetole in silicone da strofinare (con la promessa di «raggiungere aree difficili come la linea gengivale posteriore») ma sono più duri e non piacciono ai diretti interessati. Per gli entusiasti che non badano a spese, esiste pure lo spazzolino a ultrasuoni – senza vibrazioni o rumori, specifica il sito – per cani e gatti: per 200 euro «distrugge germi e batteri». Volendo, se ne acquista uno con due testine, per la bestiola e per il padrone, stando ben attenti a non scambiarle, cosa che prima o poi succederà.
Insomma, se fino a una decina di anni fa pulire i denti anche a loro sembrava un po’ da fanatici (e poi cosa, gli infiliamo anche il pigiamino?), ora, magari senza dirlo agli amici privi di animali che mai capirebbero, ci si prova. Quanto al pigiama… Su internet, il regno delle meraviglie demenziali, esistono pagliaccetti per la notte, «di morbido cotone, perfetti per una festa a tema “Pajama Day”». Per un momento, avevamo dubitato che potessero esistere. Ma è stato un attimo.