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«I segreti del metodo Cilento, che fa campare 100 anni»

«I segreti del metodo Cilento, che fa campare 100 anni»

Nell’area più a Sud della provincia di Salerno si registra la più alta densità di ultracentenari al mondo. Lo racconta un libro appena pubblicato, che spiega perché il Cilento supera l’isola giapponese di Okinawa, da sempre considerata la più longeva del pianeta.


«Delimitato a Nord dal fiume Sele e dai templi di Paestum e a sud da Palinuro e dal golfo di Policastro, il Cilento è considerato un unicum da tempi molto remoti». Luciano Pignataro è un ambasciatore della dieta mediterranea: giornalista professionista, si è buttato a capofitto nello studio delle interconnessioni tra alimentazione e salute, firmando inchieste e reportage sulle pagine de Il Mattino e per numerose riviste specializzate. La cucina napoletana, la storia della pizza e del vino sono stati il suo lasciapassare per le principali guide enogastronomiche italiane, tanto da aggiudicarsi, nel 2008, il Premio Veronelli come miglior giornalista italiano di settore. La mai démodé cartina geograficaì narra di una realtà paesaggistica rimasta sconosciuta, per lungo tempo, alla massa dei moderni globetrotter: non è una novità nel profondo Sud. Ritardo che non è stato forse del tutto deleterio, visto che ha preservato microcosmi di assoluto pregio ambientalistico, vere enclave posizionate tra paesaggio incontaminato e tradizioni culinarie salutiste, che ora fanno bella mostra di sé in un libro (Il metodo Cilento. I cinque segreti dei centenari, Mondadori Libri) scritto a quattro mani con Giancarlo Vecchio, scomparso nel 2019, che è stato professore emerito dell’università Federico II di Napoli: oncologo ed endocrinologo di fama mondiale e accademico dei Lincei, è stato uno scienziato di altissimo livello che ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali per i suoi studi, pubblicati su prestigiose riviste quali Nature e Science. Panorama.it si è lasciato guidare in un viaggio nell’area più meridionale della Campania, qui più «felix» che mai – giusto per omaggiare lo storico Plinio il Vecchio – riscoprendo un territorio sospeso tra i contrafforti dell’Appennino meridionale, pronto a scollinare sulle creste dell’antica Lucania e il blu intenso del Tirreno tra Paestum e Sapri, passando per la leggendaria Elea-Velia. E proprio qui la Scuola Medica Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo, trovò le sue radici nel VI secolo d.C.

Il futuro è saldamente ancorato nel passato…

«Qui da oltre 200 anni la mia famiglia possiede un’antica casa, oggi buen retiro, dove assaporo i ricordi del passato prossimo: qui i pastori portavano al mare le pecore per far fare loro il bagno e la spazzatura non esisteva, perché i rifiuti venivano “riciclati” come cibo per gli animali da cortile o concime per la terra».

Immagini bucoliche.

«Nell’entroterra la natura si riprende prepotentemente il suo spazio, e io mi ritrovo a guardare al mondo con più equilibrio. Come se l’armonia di cui i miei occhi possono godere non si limitasse ad abbracciarmi, ma mi permeasse fino al midollo».

Fuga dal tempo e dallo spazio?

«Nel Cilento rallento istintivamente, lasciandomi alle spalle gli affanni, il traffico, il cemento e i troppi palazzi, e d’un tratto mi scopro ad assaporare cose semplici, elementari, alle quali, in città, spesso nemmeno faccio caso, come la luce piena del giorno o il cielo stellato libero da inquinamento luminoso».

Che fa, mi diventa Alice nel paese delle meraviglie?

«Mi sento a casa, la tensione del rapporto con gli altri si allenta e avverto un solido e immotivato senso di sicurezza. Ritrovo affetti e tradizioni che ho respirato durante tutta l’infanzia e che ho cercato, ostinatamente, di portare con me a Napoli e a Salerno dove lavoro da anni, perché siano uno scudo efficace contro lo stress della vita quotidiana».

Vivere alla cilentana, allora.

«Significa prima di tutto scegliere prodotti freschi e di stagione, dedicarsi con amore alla cucina di vegetali e cereali, camminare invece di prendere l’auto o i mezzi pubblici, impegnarsi per tenere viva una rete di relazioni sociali. Significa prendersi il tempo per ascoltare gli altri e per guardare il tramonto o l’alba».

Sembra che la dilagante modernità si sia appena affacciata in Cilento!

«Ha bussato, ha sbirciato oltre la porta ed è fuggita, per così dire. I turisti si sono certamente accorti di quanto blu, limpido e pescoso fosse il mare in questa zona e l’hanno scelto per le proprie vacanze; il Cilento ne ha beneficiato, ma senza esserne trasfigurato».

Il paesaggio è pressoché intatto.

«Nessuna brutalizzazione cementizia ne ha stravolto i tratti autentici. Il territorio è rimasto lo stesso, e così i suoi abitanti: le antiche vocazioni sono ancora vive e oggi il Cilento è un Parco nazionale di circa 180.000 ettari, il primo per estensione in Italia che tenta di entrare nella modernità difendendo la sua unicità».

Parliamo anche di paesaggio interiore.

«Uno stile di vita e un modo di pensare che inducono non a misurare il tempo, ma a viverlo, nel rispetto dei ritmi della natura».

Sarà per questo che si registra il più alto numero di centenari italiani…

«Il censimento del 2019 ne ha contati almeno 300 su una popolazione residente che non supera i 90.000 abitanti; qui l’età media è di 92 anni per le donne e di 85 per gli uomini, contro un’aspettativa di vita media che in Italia è, rispettivamente, di 85 e di 80 anni».

Come ad Acciaroli, ad esempio.

«La densità di individui che superano il secolo è maggiore di quella raggiunta dalla famosa isola giapponese di Okinawa, da sempre considerata la comunità più longeva del mondo: lo attesta uno studio, del 2016, del CIAO (Cilento on Aging Outcomes Study), condotto dalla Sapienza, Università di Roma e da quella di San Diego in California».

Acciaroli, star mondiale!

«Sul sito web della Scuola di Medicina dell’Università di San Diego, in California, Acciaroli è citato come il “remote italian village could harbor secrets of healthy aging”, lo sperduto paese italiano potrebbe custodire i segreti della longevità. In realtà, il luogo è più remote per noi italiani che per i ricercatori americani. Un borgo di meno di 700 abitanti è al centro dell’attenzione della gerontologia internazionale».

Anche il piccolo borgo di Pioppi – 300 abitanti – è assurto alla celebrità.

«Qui all’inizio degli anni Sessanta decisero di stabilirsi due studiosi americani, Ancel e la moglie Margaret Keys. Fisiologo lui, chimica lei, furono i primi a intuire la magia dell’atmosfera cilentana e a comprendere i vantaggi dello stile di vita di questa zona semisconosciuta».

Ricerche rivoluzionarie…

«Gli scienziati notarono, per esempio, che in Cilento le persone vivevano molto a lungo, e che era decisamente bassa l’incidenza di malattie cardiovascolari, ancora oggi prima causa di morte per l’uomo. Si chiesero perché, e dedicarono il resto delle loro vite all’elaborazione della risposta scavando nell’anima di questi paesi. Nacque la dieta mediterranea e si individuò il legame con la longevità».

In linea con gli studi del ligure Lorenzo Piroddi.

«Lo studioso genovese aveva già evidenziato le interconnessioni tra cibo e «malattie del ricambio», cioè quelle dovute ad alterazioni del metabolismo. Per curare i suoi pazienti, Piroddi elaborò una prima versione della dieta mediterranea, che limitava il consumo di grassi animali privilegiando quelli vegetali».

Furono tuttavia i Keys a creare una tendenza internazionale.

«Grazie a una brillante intuizione: capirono che nutrirsi con tanta frutta e verdura secondo la stagionalità, legumi e pesce azzurro, con poca carne, il tutto condito con olio d’oliva e accompagnato da un buon bicchiere di vino, fosse uno dei modi per vivere a lungo».

Non solo alimentazione…

«Camminare, socializzare, sviluppare la propria individualità e la propria appartenenza alla comunità. Prendiamo il camminare: alcuni studi testimoniano che l’abitudine alla passeggiata è favorita dalla collocazione dei paesini sistemati tra il mare e le alture, che induce a percorrere chilometri ogni giorno senza stress, ottenendo benessere fisico e mentale».

…ma anche senso di appartenenza alla comunità.

«Fermarsi per rinsaldare il legame con gli altri. Ricordo perfettamente la festa del santo patrono, che imponeva un drastico stop a qualsiasi altra attività, o quando mia madre portava in cucina le ceste di vimini piene di fiori di zucca, annunciando la festa delle frittelle».

Una filosofia di vita che abbraccia l’esistenza, insomma.

«Un modo di vivere a tutto tondo che non riguarda esclusivamente le abitudini alimentari, ma anche i rituali comunitari, che qui sono basati su un ferreo senso di appartenenza e rassicurano ogni individuo sul sostegno che ha intorno, mostrandogli che in caso di bisogno può contare sugli altri».

Gli studi del professor Giancarlo Vecchio, endocrinologo di fama internazionale della Federico II, sono stati illuminanti.

«Riprese gli studiosi che si occuparono del Cilento: Ancel Keys, visse fino a quasi 101 anni, sua moglie Margaret fino a 97, il loro collega Martti Karvonen, arrivò a 91 anni. Il professor Jeremiah Stamler veleggia verso i 102».

Allora esiste un «metodo Cilento»?

«Si fonda su cinque pilastri: alimentazione, attività fisica regolare, adeguato riposo, essere parte di una comunità, spiritualità. Semplice, ma non scontato: la straordinarietà sta nel modo in cui i cilentani hanno scelto di interpretare queste dimensioni e di metterle in pratica quotidianamente».

Lei se n’è fatto interprete…

«Contrapporre alle nostre esistenze di città, alle nostre agende intasate, ai nostri ritmi frenetici una dimensione più umana, che corrisponda maggiormente alle esigenze del nostro corpo e della nostra mente».

A proposito: cos’è il metodo «cuoncio cuoncio»?

«È racchiuso in una parola ripetuta due volte che ingloba un segreto, uno stile, un’idea dell’esistenza e del modo migliore per attraversarla. Cuoncio vuol dire “piano”, non nel senso di “lentamente”, ma “con calma”. Cuoncio cuoncio è una formula che sfida la fretta, che neutralizza la battaglia incessante col tempo, con lo stress e la foga».

Sarà possibile aggiungere 40 anni agli 80 di vita che in media spettano oggi agli uomini?

«Questo ci autorizza a immaginare individui che sappiano vivere fino a centoventi anni. Se sul pianeta esiste un modello che può insegnarci come arrivare al meglio a questo traguardo, sta certamente nel Cilento, isola della lunga e buona vita. La longevità come benessere fisico e giusta mentalità».

Mentalità che possiamo riassumere nella formula del cuoncio cuoncio, semplice e praticabile.

«Proprio come le risposte che i centenari di Acciaroli e del Cilento hanno sempre fornito a chiunque, scienziati e curiosi, abbia cercato di decifrare il mistero della loro longevità. Il segreto è nel ritmo naturale della vita, per un verso serena e ordinaria, per l’altro meravigliosamente straordinaria».


«I segreti del metodo Cilento, che fa campare 100 anni»
L’ oasi WWF delle Grotte del Bussento (Getty Images)
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Pascolo libero presso un corso d’acqua nel Cilento (IStock)
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Vista aerea del Vallo della Lucania (Getty Images)
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I templi di Paestum, estremo settentrionale del Cilento (IStock)
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Il centenario Antonio Vassallo con la moglie Amina di 93 anni, di Acciaroli. (Getty Images)
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Acciaroli, paese costiero del Cilento (IStock)
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