UsArmy. Cctv, Force Mille
(UsArmy. Cctv, Force Mille)
Difesa e Aerospazio

Timore Usa per i cani-robot armati dalla Cina

Tra Usa e Cina la sfida tecnologica per realizzare droni armati è in corso da tempo, tuttavia, da qualche anno entrambe le superpotenze stanno sperimentando quadrupedi robotizzati, dapprima pensati per trasportare sensori e videocamere – come stanno facendo i Marines con i Ghost Robotics - quindi in funzione di esploratori, infine per portare munizioni e medicinali.

L’esercito statunitense ha esplorato questo concetto sin dagli anni ’80, ma mentre i droni volanti armati sono ormai comuni, quelli terrestri dotati di ordigni hanno finora avuto meno successo, come testimoniamo i risultati poco incoraggianti ottenuti in Iraq nel tentativo di schierare un robot armato chiamato Swords, un piccolo cingolato derivato da quelli usati dalle forze di Polizia. Progressivamente, con l’aumentare della potenza elettrica installabile e le funzioni di controllo, sono cominciati anche test con armamenti leggeri, così il Congresso degli Stati Uniti ha cominciato a temere che nel prossimo futuro cani robot dotati di mitragliatrici faranno la loro apparizione sui campi di battaglia.

La questione aveva anche attirato l’attenzione del pubblico e dei media nelle ultime settimane dopo che gli ufficiali militari cinesi hanno mostrato quadrupedi robotici armati durante le recenti esercitazioni militari condotte con la Cambogia. In un video diffuso dall’emittente di Stato Cctv il 25 maggio, viene mostrato un robot simile a un cane, del peso di circa 55 kg, che trasporta e spara con un fucile automatico. Nella stessa occasione un portavoce dell’esercito cinese ha detto che il robot, che può svolgere molti compiti in modo autonomo, potrebbe anche “fungere da nuovo membro nelle nostre operazioni di combattimento urbano”.

La preoccupazione degli Usa è ora tale che durante il dibattito della scorsa settimana sul disegno di legge annuale per il finanziamento e le autorizzazioni della Difesa, i legislatori della Camera hanno inserito nella massiccia misura di politica militare una precisa richiesta al Segretario della Difesa sulla “minaccia dei cani robot armati di fucile utilizzati dalla Cina in potenziali conflitti futuri.”

E nessun membro della Camera ha fatto obiezioni.

Difficile oggi immaginare un conflitto tra truppe costituite da reparti di questi droni quadrupedi, ma i militari stanno attentamente studiando gli esiti delle sperimentazioni per comprendere quali requisiti futuri dovranno avere, dall’autonomia (sono elettrici) ancora limitata, fino alla protezione dei segnali di comando e controllo, fino alle capacità di mantenere l’equilibrio e alle prestazioni in fatto di velocità, superamento degli ostacoli e precisione sul bersaglio. Di fatto il rinculo delle armi da fuoco rappresenta un problema per questi cani meccatronici, così il grande lavoro in corso da parte dei tecnici è proprio quello di riuscire a programmare il sistema di mantenimento dell’equilibrio per riuscire a gestire tali forze. Ma una volta risolto il problema, invece di far gestire il sistema d’arma a un soldato, egli potrebbe rimanere a distanza, in zona coperta e sicura, consentendo al contempo al drone di avvicinarsi al suo bersaglio.

Seppure in ambito civile, i cinesi sono stati i primi costruttori di droni quadrupedi circa dieci anni fa, arrivando a commercializzarli con il marchio Unitree Go1, acquistabile online per circa 3.000 dollari. Successivamente negli Usa erano apparsi droni più sofisticati e costosi come quelli della Boston Dynamics, lo Spot, venduto a 60.000 dollari, costo che in caso di uso militare lo rende meno sacrificabile. Inoltre, proprio Boston Dynamics ha denunciato fermamente qualsiasi tentativo di utilizzare i propri robot per scopi militari e non sosterrà in alcun modo l’idea di installarci delle armi.

Resta tuttavia evidente che una piattaforma mobile per armi telecomandate ha molto senso per tenere le truppe lontane dal pericolo, e che con l’aiuto dell’intelligenza artificiale l’azione di questi quadrupedi armati potrebbe presto passare da totalmente radiocomandata a qualche forma di autonomia, fino, un domani, a decidere di sparare. Con una differenza rispetto ai carri armati a controllo remoto di piccole dimensioni che stiamo vedendo combattere in Ucraina, come gli Ural-9: che quelli dotati di zampe possono superare ostacoli senza abbattere edifici e operare, anche a buio, in modo molto efficace da soli o in coordinamento tra loro. È soltanto questione di tempo.

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