Più potente dell’eroina, questo oppioide sintetico (dopo le tante overdosi negli Usa) sta facendo strage in Brasile, dove viene mescolato ad altre droghe, ai farmaci e persino alle sigarette. Un uso inconsapevole che potrebbe diffondersi anche in Europa.
Nel centro di San Paolo, capitale finanziaria del Brasile, dopo le 18 scatta il coprifuoco. Ma anche prima l’aria è irrespirabile. Meglio non avventurarsi lì. Un esercito di «zombie» è pronto ogni giorno ad assaltare negozi e autobus. Sono consumatori di K9, la nuova droga commercializzata dal Primeiro comando da capital (Pcc), il principale gruppo criminale del Sudamerica. Il K9 è un mix letale di marijuana e dell’oppioide sintetico fentanyl, si fuma come una semplice canna ed è il nuovo dramma del Brasile, dalla favelas al cuore della metropoli. Sono oltre duemila le persone che bivaccano a Cracolandia, letteralmente la «Terra del crack»; qui fino a qualche anno fa si fumava questo derivato della cocaina, ora si è aggiunta una piaga silenziosa, quella del fentanyl, 50 volte più potente dell’eroina e, a detta di tutti gli esperti, suo naturale sostituto sui mercati europei per due motivi.
Il primo è l’incredibile margine di lucro ricavabile da quest’oppioide sintetico che non ha bisogno di campi di papaveri di oppio né di manodopera per la coltivazione, ma solo di bravi chimici e di piccoli laboratori. La seconda ragione è che in Afghanistan i talebani dalla fine dello scorso dicembre hanno messo al bando le coltivazioni di papavero, base naturale della produzione di eroina. Una decisione che sta aprendo un’enorme frattura nel mercato per il fentanyl. Il Brasile rappresenta oggi ciò che l’Europa rischia di diventare nei prossimi mesi. I sintomi dell’«epidemia» di oppiacei sono evidenti nelle strade del centro della metropoli paulista, stati catalettici si susseguono a psicosi che spingono ad attaccare passanti e negozi. Eppure nel Paese latinoamericano dove non esiste il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, è impossibile curare queste persone a meno che non siano loro, pazienti psichiatrici a tutti gli effetti a causa dell’effetto delle droghe, a volerlo.
«Ponzio Pilato va molto di moda in questa parte di mondo» spiega Paulinho, un missionario che ha lavorato anche in Italia con monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione. «Nessuno di fatto vuole affrontare il problema come un’emergenza di salute pubblica». Eppure il Brasile potrebbe fare tesoro delle disastrose politiche antidroga degli Stati Uniti ed evitare gli stessi errori. Negli ultimi mesi almeno una trentina di celebrità statunitensi sono morte per fentanyl: il nipote di Robert De Niro, il 19 enne Leonardo De Niro Rodriguez; Adam Rich, l’attore che impersonò Nicholas, il bambino biondo con il caschetto della celebre serie La Famiglia Bradford; e Coolio, il rapper del celebre brano Gansta’s Paradise. Il paradosso è che, in tutti questi casi, si è trattato di morti accidentali: le vittime non sapevano di consumare fentanyl che oggi viene aggiunto dai narcos anche alle droghe cosiddette leggere come marijuana (ormai legalizzata in America), sonniferi e antidepressivi. Da almeno due anni è questa la strategia dei cartelli messicani, principali produttori di oppioidi sintetici. E ora accade anche in Brasile, dove il cartello messicano di Sinaloa del Chapo Guzmán ha iniziato a sperimentare i nuovi mix letali di K9 durante il Carnevale di quest’anno, stringendo una partnership con il PCC.
Il problema dell’uso inconsapevole del fentanyl è emerso nel caso di Leonardo De Niro, convinto di avere comprato ansiolitici, come denunciato dalla madre: «Qualcuno gli ha venduto pillole con dentro fentanyl, pur sapenso che conteneva quel mix. E per colpa della gentaglia che vende e compra questa merda, mio figlio se n’è andato per sempre». Stessa dinamica per il 54enne Adam Rich, che pure, era un tossicodipendente di lunga data ed è morto lo scorso giugno per una overdose accidentale di fentanyl. L’amministrazione di Joe Biden è convinta che per risolvere il problema stupefacenti basti fornire a tutti gli americani a costo zero il Narcan (o naloxone), registrato e approvato dalla Food and Drug Administration (la Fda) nel lontano 1971 e indicato per il trattamento di emergenza di overdose da fentanyl. A marzo la Fda lo ha autorizzato come farmaco da banco, senza obbligo di ricetta medica. Il naloxone viene così somministrato come prassi dai paramedici del «911» quando trovano una persona priva di sensi e non responsiva, nel dubbio che possa aver consumato fentanyl.
Secondo il Washington Post, che appoggia la pressione di Biden sulle industrie farmaceutiche affinché ne abbassino i prezzi quasi a zero, «il naloxone è sicuro da usare anche quando qualcuno non è in overdose. In genere ripristina la respirazione in pochi minuti, e non è insolito per i soccorritori l’utilizzo di dosi multiple». Eppure sia la Fda sia la Pfizer, uno dei tanti produttori di naloxone, «stanno allertando sugli eventi avversi che possono verificarsi se il farmaco viene somministrato a persone con shock settico, e consigliano di somministrarlo con parsimonia» ha ribattuto su Forbes Joshua Cohen, professore per 20 anni al Tufts Center for the Study of Drug Development e con oltre 100 pubblicazioni su riviste mediche. Così, visto che il Narcan non può essere somministrato di prassi nei casi di shock settico, si apre uno scenario complicato per le politiche sanitarie del presidente Biden. Puntare in automatico solo su questo antidoto rischia di essere l’ennesimo errore dell’amministrazione Usa nelle sue politiche antidroga, con ripercussioni nel mondo intero.
Gli Stati Uniti hanno lanciato un mese fa un piano internazionale di cooperazione per contrastare la diffusione del fentanyl a livello globale, e sono assai preoccupati per ciò che sta succedendo in Brasile. Il timore è che questo Paese possa trasformarsi in un nuovo hub per il traffico di fentanyl, verso Nordamerica ed Europa. Da luglio le autorità brasiliane stanno indagando persino su un traffico di sigarette elettroniche dal Paraguay che conterrebbero fentanyl, mentre a fine giugno la polizia brasiliana ha arrestato un turco, fratello di un latitante della rete del narcotrafficante libanese Ali Issa Chamas, noto per movimentare cocaina per conto di Hezbollah. Il turco è stato arrestato vicino al porto di Santos dove lavorava come chimico al soldo del gruppo PCC per la produzione di una potentissima e allucinogena marijuana sintetica.Non è stato reso noto se contenesse anche fentanyl ma, di sicuro, la situazione è talmente drammatica che la principale università brasiliana, la Usp di San Paolo, ha varato un programma di analisi delle urine dei tossicodipendenti presi in cura dal sistema sanitario pubblico e privato per verificare i quantitativi di fentanyl presenti nel loro organismo.
Per Matheus Cheibub, psichiatra che gestisce il Programma di recupero tossicodipendenze del comune di San Paolo, «in Brasile le droghe sintetiche, a cominciare dal fentanyl, sono in crescita soprattutto tra gli studenti universitari, e tra i giovani sono associate a un’elevata mortalità». Tutto questo rischia di diventare una prova generale di quello che potrà accadere nel Vecchio Continente a breve, quando, come denuncia l’ultimo rapporto antidroga europeo, le scorte di eroina finiranno.