Economia
September 06 2024
Se facessimo un salto indietro di 5 anni e andassimo a leggere i consigli che davano gli strategist delle principali banche di investimento e i capi dell’asset management di famosi gestori internazionali nel 2019 troveremmo una quasi univoca spinta all’investimento nelle borse cinesi, in prospettiva futura un vero must. E per onestà intellettuale dico che anche noi in Banca Patrimoni Sella & C. avevamo la stessa view.
Il paese di grandi dimensioni a maggior crescita al mondo, il secondo mercato per capitalizzazione borsistica che si apre agli investitori stranieri, l’inclusione delle aziende cinesi nelle classifiche tipo Fortune500 e negli indici azionari mondiali, la nuova via della seta, l’ambizioso piano del governo made in China 2025, le sue centinaia di milioni di persone che diventano più abbienti, consumano, viaggiano… potrei continuare.
Consigli di questo tipo erano ovunque:
Oggi siamo probabilmente all’estremo opposto con i pochi che hanno resistito a consigliare le azioni cinesi che alzano uno dopo l’altro bandiera bianca di fronte ad anni di andamento negativo e iper sottoperformante della borsa, un quadro di rallentamento interno, la crisi immobiliare, i cinesi che spendono meno di prima, la “guerra” Usa-Cina che non cala di intensità.
Come sempre i numeri esprimono più di tante parole:
La verità sarà come sempre nel mezzo? A mio parere sì. Oggi le valutazioni delle azioni cinesi sono veramente pessimistiche visto che gli unici che le supportano sono gli investitori e i fondi di investimento locali; per intenderci i rapporti prezzo utili medi sono in area 10 contro il 18 delle azioni mondiali e il 23 delle azioni indiane. Le aziende tecnologiche cinesi trattano a forte sconto rispetto ai peers mondiali e parliamo di colossi del calibro di Alibaba, Baidu o Tencent. Nongfu Spring, l’azienda che produce e vende acque minerali e che ha fatto diventare il signore qui sotto l’uomo più ricco della Cina, tratta a multipli pari a quelli della svizzera Nestlè (il rapporto era invece di 2 a 1 solo tre anni fa) nonostante prospettive di crescita futura enormemente più grandi.
Esistono dei trigger che possano cambiare le cose a breve? Probabilmente no con deglobalizzazione che prosegue, questione immobiliare che richiederà ancora molto tempo per essere risolta, Stati Uniti che stanno facendo di tutto per rendere la vita difficile ai cinesi (blacklist aziende, disincentivi ai gestori americani di assets che operano o investono in Cina, dazi, ecc), le “iniziative” del governo a spese degli imprenditori privati in alcuni settori hanno lasciato un segno profondo.
La Cina diventerà uninvestable al pari della Russia? No. Parliamo di due realtà molto diverse, con influenze nel mondo non comparabili, con ambizioni non comparabili. La strada verso la “grandezza” la Cina e i cinesi continueranno a percorrerla perché è un loro obiettivo, il paese ha bisogno del resto del mondo, i cinesi devono internazionalizzare la loro valuta, il governo non ha alcun interesse a una guerra commerciale ancora più forte. Basta leggere le notizie non su organi di stampa occidentali per rendersene conto.
Quindi? Un bel piano di accumulo sulle azioni cinesi è la soluzione più semplice e probabilmente corretta.