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Delitto di Garlasco, le dichiarazioni del supertestimone delle Iene acquisite dagli inquirenti

Delitto di Garlasco, le dichiarazioni del supertestimone delle Iene acquisite dagli inquirenti

Dopo la riapertura del caso a “Le Iene presentano: Inside” il supertestimone delle Iene afferma di non aver parlato prima perché “gli è stato ordinato di non dire niente”. Poi il ripensamento, la testimonianza che riguarda una ragazza bionda su una bici nera, simile alla cugina di Chiara, è stata acquisite dagli inquirenti.

Il dna sotto le unghie di Chiara Poggi sarebbe di Andrea Sempio. Erano queste le ultime rivelazioni legate al Delitto di Garlasco. Fino a ieri, quando ne “Le Iene Presentano: Inside”, un supertestimone ha fatto affermazioni che per la loro importanza sono state acquisite dagli inquirenti.

Mandata in onda anche una nuova intervista di Alessandro De Giuseppe ad Alberto Stasi, di cui Panorama aveva dato alcune anticipazioni. Stasi si è sempre dichiarato innocente dell’assassinio di Chiara, allora sua fidanzata, e ieri sera ha ricordato la «tristezza e la disperazione» del giorno della condanna in cassazione, ribadendo che «gli innocenti non scappano».

La condanna di Stasi e la ricostruzione delle Iene

Come noto, Stasi era stato prosciolto in primo e secondo grado. Tante le incongruenze, fra cui il presunto sangue di Chiara sui pedali della bicicletta di Stasi (l’analisi con cui le tracce vennero analizzate non distingueva le cellule ematiche da altre sostanze come funghi). La corte di appello di Milano aveva anzi asserito che gli indizi risultassero «privi di forza logica e non attendibili», aggiungendo che non andassero valutati «nel loro insieme».

La Corte di Cassazione decise invece di procedere valutando gli indizi nei confronti di Stasi proprio “nel loro insieme”. Il Procuratore generale Oscar Cedrangolo, che rappresentava l’accusa, chiese l’annullamento della sentenza di colpevolezza perché «l’impianto accusatorio è debole» e vi era stato un «massiccio inquinamento del luogo». La Cassazione confermò comunque la condanna a 16 anni di carcere.

Lo speciale delle Iene ha analizzato in profondità le incongruenze delle accuse contro Stasi, una delle più importante è quella relativa alle impronte insanguinate presenti sulla spalla destra di Chiara, mai analizzate e anzi negligentemente cancellate il giorno stesso del ritrovamento del cadavere, quando qualcuno girò il corpo di Chiara, appoggiandolo in una pozza del suo stesso sangue e cancellando le tracce per sempre.

Si arriva poi al dna sotto le unghie di Chiara, che la Procura di Pavia dice ora appartenere ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Sempio chiamò tre volte casa Poggi in quell’agosto del 2008, ben sapendo che solo Chiara era in casa (il resto della famiglia era in Trentino). All’epoca Sempio non destò alcun sospetto. Nel 2014 venne effettuata una comparazione del dna trovato sotto le unghie di Chiara con quello di Stasi, che non diede esito positivo, ma venne giudicato “non idoneo”.

La testimonianza di Muschitta e il supertestimone

Ci fu poi la testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che affermava di aver visto una ragazza bionda a bordo di una bicicletta nera con un oggetto contundente nella mano destra andare a zigzag nei pressi della casa di Chiara la mattina del 13 agosto 2007, alla fine del verbale vennero aggiunte delle frasi in cui Muschitta affermava di essersi inventato tutto. In una telefonata intercettata con il padre, avvenuta dopo quel famoso verbale, Muschitta affermava però di aver detto la verità e nulla di più. Alla domanda del padre se avesse detto la verità riguardo a quello che aveva visto, Muschitta rispose: «Io ho detto quello che ho visto».

Qui arriva una testimonianza particolare raccolta dalle Iene. Un collega di Muschitta, in un’intercettazione, ha infatti confermato che il suo collega avrebbe davvero visto la ragazza bionda a bordo della bici nera, proprio come inizialmente detto. È qui che arriva il supertestimone, di cui al momento non è stato rivelato né il viso né la voce, che ha fatto rivelazioni che «se confermate potrebbero davvero cambiare le carte in tavola» come detto dalla Iena De Giuseppe, quella parte di video non è andata in onda, ma è stata consegnata direttamente in Procura.

Il supertestimone afferma che «gli è stato ordinato di non dire niente», asserendo di non voler parlare «per la mia tutela». Verso la sera dello stesso giorno il supertestimone si è però rifatto vivo, facendo delle affermazioni che le Iene hanno immediatamente consegnato agli inquirenti, i quali hanno richiesto assoluto riserbo, motivo per il quale sono andate in onda solo le battute finali del colloquio, in cui il supertestimone afferma finalmente dopo 18 anni di sentirsi «meglio, a livello emotivo e personale. Solo per quella ragazza, la cosa che mi dispiace di più è che io dopo un mese [dall’omicidio] avevo queste cose da dire e non c’è stata volontà di ascoltare».

Supertestimone a parte, sono state trovate numerose altre incongruenze, dalle analisi dei pedali della bicicletta, alla chiusura da parte dei Carabinieri del file Word della tesi di Stasi, fatto che cancellò i file temporanei di salvataggio che avrebbero potuto scagionare Stasi confermando il suo alibi, ovvero che dalle 9:35 alle 12:30 (finestra di tempo in cui Chiara morì) lui stava scrivendo la tesi a casa sua.

Ci fu poi lo spostamento dell’orario della morte di Chiara dopo che la perizia informatica confermò che il computer di Stasi era stato effettivamente attivo nell’orario della morte. L’orario della morte venne quindi modificato a processo iniziato, anticipandolo così da rendere futile l’alibi di Stasi. 23 minuti, dalle 9:12 (orario in cui Chiara disinserì l’allarme) alle 9:35 (orario in cui Stasi accende il computer) in cui Stasi si sarebbe recato a casa di Chiara, l’avrebbe uccisa, trascinata giù per le scale, si sarebbe ripulito e sarebbe tornato a casa sua.

Insomma, a 18 anni dal terribile omicidio di Chiara Poggi, la verità sembra ancora non essere stata disvelata.

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