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La festa per la fine del Ramadan tra preghiere, manifestazioni e polemiche

La festa per la fine del Ramadan tra preghiere, manifestazioni e polemiche

Raduni di massa per l’Eid al-Fitr in Italia: preghiera e politica si intrecciano tra contestazioni, roghi e polemiche su spazi pubblici e convivenza

Durante la preghiera di fine Ramadan, il rito religioso si è trasformato in un evento politico. Trentamila persone si sono radunate sotto la tettoia di Parco Dora a Torino per celebrare l’Eid al-Fitr, quando un gruppo di estremisti Pro Pal ha bruciato una foto raffigurante la premier Giorgia Meloni. Il gesto, compiuto sotto lo sguardo attento del sindaco Stefano Lo Russo, ha immediatamente suscitato indignazione e reazioni forti.

Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, le politiche di coesione e il Pnrr, ha commentato: “Uno spettacolo indegno, un gesto grave e violento. Ma di quale tolleranza parliamo? Di quella che permette di scagliarsi contro le Istituzioni e incendiare le piazze, alimentando un clima di odio sempre più pericoloso?”

Il rogo della foto di Meloni a Torino rappresenta il primo tassello di una serie di episodi che, in tutto il territorio nazionale, hanno evidenziato la trasformazione degli spazi pubblici in palcoscenici di contestazione. Il Ramadan in Italia si è chiuso con celebrazioni di massa che hanno invaso piazze, parchi e palazzetti sportivi.

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A Milano, centinaia di musulmani hanno occupato il Parco della Martesana, nel quartiere di Gorla, trasformando l’area in una “moschea a cielo aperto”. Fin dalle 7:30 del mattino, il canto del muezzin ha risuonato nell’area, attirando l’attenzione e il dissenso dei residenti.

Nel quartiere della Barona, nell’area sud della città, l’afflusso massiccio di fedeli al centro sportivo di via De Nicola ha paralizzato la viabilità, con auto parcheggiate ovunque, autobus deviati e traffico in tilt. Le immagini diffuse sui social raccontano di intere aree verdi trasformate in luoghi di culto improvvisati, alimentando forti polemiche. Silvia Sardone, eurodeputata e consigliera comunale della Lega, ha dichiarato: “Il rispetto delle regole vale per tutti. Qualunque cittadino che organizzi un evento senza chiedere permessi viene punito, mentre per i musulmani a Milano valgono altri codici? Beppe Sala lo spieghi ai milanesi.” Il deputato Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia ha poi aggiunto: “Milano è sempre più filo-araba e antisemita. E ora si costruirà una moschea in via Novara su un’area comunale destinata alla Protezione Civile. È questa la priorità della giunta Sala? Presenterò un’interrogazione per chiedere trasparenza sulle autorizzazioni per il Parco Martesana e sugli oneri per l’occupazione di suolo pubblico.”

A Torino, oltre al rogo, il rito religioso ha assunto tinte politiche con centinaia di manifestanti che hanno dato vita a un corteo ProPal, sventolando bandiere e accendendo fumogeni, strumentalizzando l’evento per rivendicazioni contro l’ordine istituzionale.

Anche a Cuneo migliaia di fedeli si sono radunati nel palazzetto dello sport di San Rocco Castagnaretta, in presenza del sindaco Patrizia Manassero, del presidente dell’associazione per il dialogo interreligioso Gigi Garelli e del consigliere regionale di Avs Giulia Marro, che hanno espresso solidarietà verso il popolo palestinese, denunciando la “violenza del genocidio in corso” nella Striscia di Gaza.

In altre realtà, come Imperia, i fedeli hanno scelto l’anfiteatro della Rabina per la preghiera di fine Ramadan, mentre a Oneglia Roberto Hamza Piccardo, storico esponente dell’Ucoii, ha organizzato un corteo che ha raccolto slogan contro i bombardamenti e richieste di giustizia per i palestinesi.

A Napoli, considerata da molti la capitale italiana dell’Eid al-Fitr, in piazza Garibaldi si sono radunati circa 7.000 fedeli, e l’imam Amar Abdallah ha intrecciato il rito con un messaggio politico, ricordando “i bambini di Gaza, che in un giorno di festa si ritrovano senza genitori o senza casa” e denunciando “l’ingiustizia sionista davanti agli occhi del mondo.” Anche nella centralissima piazza Plebiscito, le comunità napoletane del Bangladesh si sono unite in preghiera.

A Prato, città con il più alto rapporto di stranieri rispetto alla popolazione residente, la celebrazione si è svolta nel cortile della parrocchia di San Domenico, solitamente adibito a parcheggio. Il vescovo Giovanni Nerbini ha concesso gli spazi alla comunità islamica del Bangladesh, definendolo “un atto di amicizia e convivenza”, e sottolineando come la città debba scegliere tra “pulizie etniche e religiose” o un cammino comune basato su giustizia, amore e pace.

Il coordinatore del Centro islamico del Bangladesh, Mohammad Ajman Hossain, ha espresso la speranza che l’iniziativa possa essere ripetuta in futuro, simbolo di reciproco rispetto.

Infine, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito che “il pluralismo religioso è un valore fondamentale dell’Italia. Nel rispetto di questi principi costituzionali, la Repubblica mantiene fermo l’impegno contro l’estremismo e l’intolleranza.”

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