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Sesso: ora anche i giovani hanno voglia di «scambismo»

Sesso: ora anche i giovani hanno voglia di «scambismo»

Tra le centinaia di migliaia di italiani che frequentano i club per coppie aperte, sono loro la vera novità.  Un segnale di maggiore libertà nelle relazioni o ricerca ossessiva dell’estremo? 

Tra le centinaia di migliaia di italiani che frequentano i club per coppie aperte, sono loro la vera novità.  Un segnale di maggiore libertà nelle relazioni o ricerca ossessiva dell’estremo? 

icordate la barzelletta del commendator Bestetti? Era uno dei cavalli di battaglia del Cav., Silvio Berlusconi, riciclata dal già amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti nella versione del «ragionier Scopazzoni». Dunque, è la storiella di un cumenda, gran frequentatore di night e prostitute che si trova costretto a portarci la moglie «bruta, vecia e cattiva». 

Ecco, il cumenda e la escort: grande «topos» dello scambio di coppia all’italiana (ossia l’astuto merlo che si portava la puttana per scambiarla con la compagna di un altro, finiva regolarmente in una triste ammucchiata con due ragazze a pagamento) sta scomparendo. Un tempo attorcigliati sui divanetti di buie villette di provincia trasformate in luoghi del piacere clandestino trovavi pance e pancere, stempiature e cellulite, pensionati gagliardi e matrone extra-large. Oggi l’epoca del Bestetti è (quasi del tutto) tramontata. In Italia, secondo l’associazione ASX-Assolocali, gli scambisti sono 700 mila e tre milioni quelli che hanno frequentato almeno una volta un club libertino. E dopo la pandemia l’età media si è notevolmente abbassata. Ora nelle oltre 400 alcove che accolgono la tribù degli scambisti ci sono i ventenni.  

Altro che sottoscala attrezzati, moderni e lussuosi locali, dove si esibiscono dj internazionali e raffinati spettacoli di burlesque e dove si può cenare a bordo piscina. Si entra solo se si è stati selezionati e con un rigido «dress code». Vi chiederanno le foto (e non potrete fingere di essere Brad Pitt, se siete Barbapapà). Le coppie che troverete sono perlopiù donne in tacchi alti con uomini depilati, belli, curati e palestrati: «Dopo il Covid è aumentato l’afflusso di ragazzi. Forse è dovuto alle restrizioni e a un nuovo desiderio di libertà sessuale. I giovani si avvicinano come a un fast food.  Hanno un approccio più ludico, meno impegnato» racconta Genni, proprietario del Flirt, alle porte della Capitale, una villa con sette ettari di parco, orto biologico, arredi ricercati, cene eleganti e la possibilità di fermarsi a dormire. 

«A mezzanotte, quando suona la campanella tutte le donne devono spogliarsi restando solo in lingerie». E gli uomini? «Vestiti, vederli in scarpe e calzini era tutto fuorché erotico». 

Se una volta le fidanzate venivano trascinate nelle partouze per compiacere il compagno curioso, oggi sono loro che iniziano «il gioco». 

«Quando 30 anni fa sono entrata in questo mondo ho visto mogli uscire dai club, piangendo. Le emozioni che si provano sono forti, per una coppia fragile può essere deleterio» raccontano Sandra Voltan e Davide Lorenzi, rispettivamente presidente e vicepresidente del Krystal Club di Vicenza, privé tra i più belli e frequentati. Il Veneto, dai tempi di Pietro Germi in Signore e signori, è medaglia d’oro per dedizione al divertimento. «Arrivano ragazze di 20 anni che sanno assolutamente cosa vengono a fare. Spesso sono le ultime a uscire dalla dark room. È la generazione cresciuta con YouPorn. Vivono tutto in modo più semplice, fluido, senza subire grossi scossoni emotivi. Forse senza emozionarsi troppo». Il sabato sera si ritrovano oltre 150 coppie. Si balla e poi la notte scivola via tra camere per le gangbang, «glory hole», letti racchiusi in gabbie dorate. Preservativi sul comodino e immacolate lenzuola di cotone. «Non abbiamo voluto la Spa per questioni igieniche. E poi accappatoio, ciabattine e pinza per i capelli non sono nel mio immaginario sessuale» prosegue la bionda presidente, che è una farmacista. Allora via in guêpière verso una sfrenata discesa nell’abisso dei sensi e della perversione? Macché: «I ragazzi vengono al Krystal dopo la pizza. Una volta noi prima di deciderci ci pensavamo mesi», conclude.

Opachi e imperscrutabili, la GenZ sembra vivere come se nulla davvero potesse attraversare la superficie. Ma l’ansia da prestazione li divora, consumano Cialis e Viagra come fossero mentine. Cresciuti a porno, Rocco  Siffredi e inarrivabili performance sessuali, non sanno più cosa sia un rapporto normale. Tutto è sovraccaricato, estremo. A volte può andare bene, altre no. E ci si fa male, davvero.

Eppure sono stati loro a sdoganare il mondo «swinger», che tra app di incontri&scambi, community online, feste a tema, eventi lanciati su Telegram, trasgressive settimane bianche o weekend in Slovenia e in Puglia «tutto compreso» (sempre sold out, con ammucchiate per più di 200 coppie) sembra definitivamente sdoganato. «Da un certo punto di vista è un male. Ci dovrebbe essere gradualità nell’avvicinarsi a certe esperienze. Se inizi a fare gli scambi di coppia a vent’anni, a quaranta cosa ti inventi?» si domanda Fabrizio Zanoni, scrittore e giornalista specializzato in sessualità alternative. «Trovare nei club ventenni è ormai frequente, hanno un approccio disinvolto. Io mi ricordo la prima volta che ci sono entrato. Avevo il cuore in gola. Era una sorta di carboneria. Oggi si va come al cinema. Tutto è normalizzato. Il sesso non ha più la componente trasgressiva, peccaminosa. Il “famolo strano” è svanito». 

Non c’è più fascino, né mistero. Sembrano preistorici i tempi di Fermo Posta, il giornale di soli annunci erotici per i proto-scambisti anni Ottanta. E allegava anche un VHS con strepitosi video fatti in tinello. Tutto il percorso era una leopardiana attesa del dì di festa. Dovevi avere un fermoposta, fare le foto osé (a volto coperto), andare a svilupparle (almeno a 50 chilometri di distanza per non far riconoscere la moglie in topless sulla spiaggia). Poi senza cellulari si aspettava la telefonata a casa, dove la privacy di solito era zero. I tempi erano biblici, potevano passare anche sei mesi da quando era iniziato tutto.

 Continua Zanoni: «Oggi in pochi secondi hai un contatto. Non lo trovo bello, ma forse sono vecchio oramai. Capisco che sono curiosi, a vent’anni “si è stupidi davvero” come cantava Francesco Guccini. Ma la maturità sessuale e psicologica non c’è. In loro vedo automatismi quasi annoiati come potrebbe avere un sessantenne dopo anni di feste e festini. In un mondo di ostentazione, dove il sesso è ormai una merce di scambio, si rotolerà verso questo scenario».  Uno scenario contraddittorio. Da una parte le ultime ricerche raccontano di una generazione fluida e virtuale poco interessata al sesso. Dall’altra sembra di essere tornati alla libertà gioiosa degli anni Settanta: «Stiamo vivendo una sessualità in declino, sempre più legata alla tecnologia. Il desiderio è in calo. Eppure c’è molta voglia di trasgredire» spiega Fabrizio Quattrini, sessuologo, presidente dell’Istituto di Sessuologia Scientifica di Roma. «Lo scambio è un gioco, ma se non si hanno chiare le regole la coppia rischia molto. È facile trovarsi in balia delle gelosie. I più fragili sono i maschi, che hanno perso potere davanti alle donne che decidono». 

Lo psicoterapeuta ricorda un ragazzo che aveva convinto la partner a seguirlo in un club. «Piangeva, solo in un angolo, mentre lei si stava divertendo. Non sapeva come gestire la situazione». 

Ormai i club sono polifunzionali, molti hanno ampliato la parte dedicata al benessere. Numerose sono le oasi naturiste, mentre una volta c’era solo la francese Cap d’Agde, meta mondiale delle coppie scambiste. Oggi le terme e i centri benessere nudisti austriaci sono a cinque stelle.  A Pigalle resta lo storico Mooncity, dove per entrare bisogna indossare solo un pareo. Sembra di stare in Thailandia, ma laggiù c’è più pulizia.  A Torino Walter Amerio, proprietario del migliore privé della città, l’Hollywood, duemila metri quadrati di «pleasure dome», sta costruendo il Tantra, prima oasi naturista del Nord Italia. «Sono critico, non vedo più un mondo libertino, ma piuttosto mercenario. Si punta alla quantità. C’è poca educazione e molta ignoranza, i ragazzini entrano da noi pensando di trovarsi in una qualsiasi discoteca. E poi ci sono ancora troppi bordelli travestiti da privé con escort e coppie pagate per attirare i singoli» racconta.  Non tutto è oro, come quello che scintilla nelle feste di Killing Kittens, eventi attesissimi dall’élite internazionale (ricordatevi: anche nello scambismo esiste la lotta di classe) creati da Emma Sayle, imprenditrice inglese amica della principessa Kate. Mascherine, ostriche, champagne e alta finanza. 

Al centro di Roma invece c’è lo storico Swingers Club 69. Basta scendere una scala e si spalancano le porte del piacere. Un boudoir in rosso e nero (l’estetica erotica resta sempre ispirata al Marchese De Sade), quadri in stile settecentesco, lampade velate, specchi e candele. Una bellissima ragazza in abito da sera amoreggia con il compagno sul sofà di velluto rosso, mentre un uomo elegante la guarda.  Una scaletta nascosta porta a una camera da letto dove durante il weekend l’affluenza è quasi pari a quella dell’Ikea all’Anagnina. L’atmosfera è rilassata e tra le luci soffuse appare il Maestro di cerimonie: Augusto Pistilli. Trentacinque anni d’esperienza, la Treccani dello scambismo, presidente di ASX-Assosex, associazione che conta cento privé in giro per il Belpaese e più di 250 mila tessere attive. Fu il primo a inaugurare nel ‘92 la celebre Villa Gioconda a Grottaferrata. Luogo del peccato aperto alle masse, dove la morbida pornostar Jessica Rizzo era la madrina. Periodo glorioso di un sesso sudato e verace, forse più divertente. Perché nello scambismo d’antan, trasversale e democratico, un orgasmo non si negava a nessuno. Oggi l’ossessione per i corpi ha invaso anche il mondo swinger, dove apparire sexy è più importante che esserlo davvero. «All’inizio era uno sport per appassionati del genere. Poi nel ’92 aprii Grottaferrata. Non c’era mai stato niente di simile» racconta. «Dal 2010 sono cadute le barriere. E il gioco ormai va avanti 24 ore al giorno. Come a Bologna dove abbiamo creato un’oasi di 50 mila metri quadri, che nel weekend riunisce fino a mille persone. Uno spazio libero e libertino.  Dove si gioca, anche a beach volley. Lo stigma non esiste più». 

Nel desiderio vige la legge della mancanza, scriveva Pasolini. E la mancanza più grande che vige dentro un privé è soprattutto una: il cellulare requisito all’ingresso. Quello che succede dopo resta solo per chi c’è. Che meraviglia. Se no vi immaginate le gallery di chiappe sculacciate che ci dovremmo sorbire ogni domenica mattina… n

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