Che all’Italia occorra un nuovo velivolo per il pattugliamento marittimo antisommergibile è cosa nota da tempo. Tramontata da circa dieci anni l’idea di realizzare un progetto nuovo, che sarebbe stato probabilmente il Piaggio PPA, u fratello maggiore del P180 Avanti, ora fonti delle Difesa hanno fatto sapere di star valutando l’acquisizione del velivolo giapponese Kawasaki P-1. “E’ una delle opzioni possibili” ha dichiarato il generale dell’Aeronautica Militare italiana Luca Goretti venerdì 28 marzo, a margine delle celebrazioni per il 102° compleanno della Forza Azzurra, sottolineando: “Abbiamo un ottimo rapporto con il Giappone”, del resto è con Tokyo e Londra che stiamo costruendo il nuovo caccia di sesta generazione Gcap. Si tratterebbe quindi di adottare un quadrimotore del quale dal 2013 sono in servizio attualmente circa 35 esemplari con la Japan Maritime Self-Defense Force, al posto degli ATR 72 (costruiti in parte da Leonardo) e attualmente gestiti da equipaggi dell’Aeronautica e della Marina. Questi, seppure ben equipaggiati in fatto di sistemi radar, non sono adatti per la lotta antisommergibile, minaccia che negli ultimi cinque anni è cresciuta anche nel Mediterraneo soprattutto per le attività compiute d Turchia e Russia. L’alternativa sarebbero i Boeing P-8 costruiti negli Usa, che a loro vantaggio hanno senza dubbio il fatto di essere già stati esportati in varie nazioni, mentre per l’aeroplano Kawasaki sarebbe la prima volta e non potrebbe trattarsi di un impiego pronto, in quanto si dovrebbero modificare i velivoli dotandoli di sistemi occidentali Nato con una cifra che potrebbe arrivare a mezzo miliardi di euro.
Con gli Usa si potrebbe anche parlare di ricaduta industriale, come facciamo con i B-787 Dreamliner costruendone alcune parti, ma è un discorso ancora tutto da definire e l’interlocutore sarebbe in primis Donald Trump. Oppure, ci sarebbero gli Airbus C295 in versione Msa, soluzione che però per l’Italia avrebbe ben poca ricaduta industriale. La decisione andrà presa entro il 2027, quando gli ATR arriveranno a scadenza operativa.
Sul piano tecnico i Kawasaki sono gli eredi di una tradizione antisommergibile che i giapponesi sviluppano da oltre mezzo secolo e che con il P1 mostra l’esperienza fatta con i P-3 Orion degli anni Ottanta. Con l’evoluzione del progetto, il P-1 è più lungo del predecessore (38 metri), ha un’apertura alare di 35,3 metri e una fusoliera più ampia, raggiungendo un peso massimo al decollo prossimo alle venti tonnellate. In occidente i primi esemplari apparvero alle esercitazioni internazionali come il Royal International Air Tatoo nel Regno Unito, quindi ai saloni aeronautici di Parigi (2017) e di Berlino (2018). In queste occasioni il P-1 fu proposto a Regno Unito, Nuova Zelanda, Francia, Germania, Thailandia e Vietnam, ma senza esito.
Una delle sue caratteristiche è di essere completamente prodotto in Giappone, compresi i motori F7 progettati e costruiti dalla Ihi Corporation proprio per questo modello di aeroplano e dotati di uno speciale trattamento delle superfici esposte per prevenire la corrosione tipica dell’ambiente marino. LA presenza di quattro motori, un po’ in controtendenza con i progetti simili, permette però di avere maggiore ridondanza e comunque l’aeroplano può limitare i consumi volando con soltanto due propulsori attivi. Ciò che invece non può fare è il rifornimento in volo, al contrario del P-8 americano. Il radar installato sugli esemplari esistenti è costruito da Toshiba, mentre il computer per l’elaborazione dei dati sonori (provenienti dalle boe sonar), è prodotto da Nec, e il sistema di difesa antimissile e di guerra elettronica è fornito da Mitsubishi Electric.
Ci sono poi alcuni sistemi concepiti negli Usa, come l’unità di potenza ausiliaria della Honeywell
I controlli di volo sono del tipo Fly-by-wire e collegati mediante fibra ottica per impedire le interferenze ai sensori e ai sistemi elettronici di bordo. Il sistema di scoperta all’infrarosso (Flir), è lo Haq-2 costruito da Fujitsu. Tutto ciò comporta che in caso di acquisizione da parte italiana, sarà da rivedere la configurazione creando quella più adatta al Mediterraneo, imparando a utilizzare e riparare questi sistemi oppure sostituendoli con quelli prodotti da Leonardo, dopo una necessaria campagna di integrazione dei sistemi. Che comunque potrebbe costituire un ottimo banco per una ulteriore collaborazione tecnologica tra i due Paesi. Sul piano degli armamenti, il P-1 può impiegare: missili di vario tipo, dagli antinave a quelli contro minacce veloci, bombe anche di profondità, siluri, mine e ovviamente le boe acustiche. Se invece la scelta ricadesse sul P-8 statunitense, si tratterebbe di una fornitura già definita, ovvero con poche possibilità per l’Italia di equipaggiarli con sistemi propri, e quindi di un acquisto puro da Washington. Se guardiamo al passato, la fornitura degli addestratori M-346 a Israele (e il successivo invito ai giapponesi per addestrarsi in Italia su questo aeroplano), aprì la possibilità di acquisire i velivoli per guerra elettronica Gulfstream fatti in Usa ma dotati di tecnologia israeliana, dunque a parte le valutazioni tecniche, questa sarà una trattativa da giocare soprattutto sul piano politico e industriale.