Panorama è in grado rivelare come la decisione di smantellare l’impianto della GKN di Campi Bisenzio fosse presa da tempo e tenuta segreta dal gruppo, di proprietà di un fondo speculativo inglese. Che, pubblicamente, prometteva rilanci.
La chiusura dello stabilimento della Gkn di Campi Bisenzio non è stata una decisione improvvisa. E neppure l’esito inevitabile di risultati aziendali negativi e scenari di mercato cupi. La mail con la quale il 9 luglio del 2021 i 422 dipendenti dello stabilimento fiorentino vengono licenziati è invece l’esito deciso da tempo di un preciso piano del gruppo che realizza componenti per auto – presente in 30 Paesi e fornitore dei grandi gruppi mondiali delle quattro ruote – e del suo controllante, il fondo speculativo britannico Melrose. Un caso enorme, in quei giorni di luglio di due anni fa. Anche per le modalità: una grande multinazionale che decide di lasciare a casa dall’oggi al domani centinaia di lavoratori. Comunicandoglielo con un messaggio di posta elettronica.
Una serie di documenti interni ottenuti da IrpiMedia e condivisi con Panorama dimostrano come, almeno da febbraio 2020, il gruppo Gkn avesse avviato la valutazione della chiusura dello stabilimento italiano e come, da ottobre dello stesso anno, la chiusura fosse già decisa, con l’indicazione di tempistiche precise. Ma fin dal 2018, in un memorandum interno, la previsione di tagli massicci del personale nello stabilimento di Firenze era già concreta. Abbiamo chiesto al gruppo Gkn di fornire la propria posizione, ma al momento di andare in stampa non abbiamo avuto risposte. A febbraio del 2020 viene assunto a Firenze Alex Aceti. Manager delle risorse umane, è esperto nella gestione di crisi aziendali. Il 14 febbraio 2020 Aceti riceve una lettera in inglese classificata «Strettamente confidenziale». Dal quartier generale nel Regno Unito, la direttrice delle Risorse umane di tutto il gruppo Gkn scrive ad Aceti, confermando l’interesse ad assumerlo. Nella lettera si dice già che per un primo periodo Aceti lavorerà a Firenze, ma poi non ci sarà più bisogno di lui e dovrà svolgere un altro incarico in Europa.
«Inizialmente il ruolo sarà fortemente concentrato su Firenze ma il nostro impegno, sulla base di una supposta buona performance, è quello di assegnarti ad un altro ruolo nella regione europea nel corso del Q1 2021 (cioè nel primo trimestre del 2021, ndr)». Questo perché dopo quella data l’esistenza dell’impianto di Firenze è già in forse. Lo stesso giorno in cui viene confermata l’assunzione di Aceti si svolge un incontro fra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori della fabbrica fiorentina. Sono presenti esponenti di Confindustria e di LabLaw, studio legale specializzato in diritto del lavoro. Partecipa anche il fondatore di LabLaw, Francesco Rotondi, giuslavorista, già consulente della Lega e attualmente al Cnel. L’incontro ha come oggetto il futuro della fabbrica, investita dalla crisi dell’intero comparto automotive. Di fronte alle preoccupazioni dei sindacati, Marco Gelardi, amministratore delegato dello stabilimento, conferma l’impegno allo «sviluppo dell’impianto e a cercare di tutelare l’occupazione».
I sindacati, riporta il resoconto, escono soddisfatti dalla riunione. A conclusione della «minuta» dell’incontro, i consulenti di LabLaw rassicurano il management che nessuno dei punti discussi impegna l’azienda: «Non sono stati assunti impegni vincolanti che possano essere considerati in conflitto o non coerenti con gli obiettivi finali di PJ (Project, ndr) Skye». Si tratta della prima citazione, un anno e mezzo prima dell’annuncio, del progetto di chiusura dello stabilimento nei documenti visionati per quest’inchiesta da Panorama.
In maggio anche Aceti, il nuovo manager delle risorse umane, viene coinvolto nel progetto. Deve firmare un accordo di riservatezza particolarmente stringente. «Come tutti i dipendenti» dice il testo «sei soggetto a doveri di riservatezza, buona fede e fedeltà che devi osservare in ogni momento nell’ambito del tuo rapporto di lavoro. Tuttavia, poiché Project Skye è di natura particolarmente sensibile, ti chiediamo oltre a continuare a osservare questi doveri, che accetti anche espressamente che manterrai le informazioni riguardanti o relative a Project Skye, inclusa la sua esistenza («Informazioni sul progetto»), strettamente confidenziali e non, se non nel corretto svolgimento dei tuoi compiti o altrimenti con espressa approvazione, divulgherai le informazioni sul progetto a qualsiasi persona, incluso qualsiasi altro dipendente a meno che non sia stato espressamente informato che il destinatario è un “interno” di Project Skye e ha quindi diritto a ricevere informazioni sul progetto».
Mentre il Progetto Skye va avanti con tutte le cautele che abbiamo indicato, nell’estate 2020 compare anche un piano a livello globale, molto meno drastico. Si chiama Progetto Forest e prevede tagli sia negli stabilimenti americani sia in quelli europei. A Campi Bisenzio è prevista una riduzione di 50 lavoratori, di cui 18 vicini alla pensione, a cui offrire un percorso di uscita anticipata, per un totale di 307 lavoratori da licenziare in cinque stabilimenti europei. È l’estate 2020, manca un anno all’«improvvisa» chiusura della fabbrica a Campi Bisenzio, e dei progetti di ristrutturazione o chiusura l’azienda non fa cenno. Anzi, continua a rassicurare i rappresentanti dei lavoratori.
In un accordo con i sindacati, firmato il 9 luglio 2020, viene messo nero su bianco: «La Società ha comunque confermato di continuare a essere aperta al dialogo e al confronto sull’andamento dello stabilimento, ribadendo, ancora una volta, la volontà di operare per favorire lo sviluppo del sito e la tenuta occupazionale dello stabilimento». Intanto però i preparativi per chiudere lo stabilimento vanno avanti. Gkn fa preparare un piano confidenziale per gestire l’inevitabile interesse dei giornalisti nella vicenda del futuro di Campi Bisenzio. Nel documento, contenuto nel leak, l’agenzia di comunicazione milanese Barabino & Partners, specializzata in comunicazione d’impresa, è indicata come coordinatore per le comunicazioni pubbliche di Gkn. Lo scenario a maggior rischio è che filtrino all’esterno immagini che dimostrano come prototipi per componenti del maggior cliente di Gkn Firenze, ovvero Fca (oggi Stellantis), vengono testati in altri impianti europei. Sarebbe la prova che l’azienda si sta preparando a chiudere Campi e a delocalizzare la produzione. In questo caso, prevede il piano, «Gkn e Fca devono essere ben allineati (a livello di vertice)».
Il messaggio da far passare è che il test dei prototipi non preannuncia chiusure, ma fa parte della strategia per rimanere competitivi in un contesto di mercato difficile. Nella formula comunicativa, a precisa domanda, si dovrà risponderà che l’azienda «non prevede attualmente di lasciare Campi Bisenzio». A settembre 2020, però, il Progetto Forest non è più attuabile. Il mese prima, il governo Conte ha varato il decreto Agosto: una serie di misure per sostenere l’economia in ginocchio dopo le chiusure forzate del Covid. Tra le altre cose, prevede il divieto di licenziamenti per le imprese che non hanno esaurito la cassa integrazione. E Gkn la cassa non l’ha finita, né potrà farlo.La produzione va a pieno ritmo, tanto che l’impianto deve utilizzare «tutte le ore produttive disponibili». Ma neppure questo ferma il Progetto Skye e il licenziamento in blocco di tutti gli operai. Una presentazione parla esplicitamente di «arresto delle operazioni a FIR (la sigla usata per indicare lo stabilimento di Firenze, ndr) + avvio della fase di chiusura» per il primo trimestre 2021.
Il progetto entra nella fase esecutiva in ottobre. In una tabella contenuta nel «leak» in corrispondenza dello stabilimento fiorentino è scritto, sotto la colonna «Total», «-482». È il numero di licenziamenti più alto fra tutti gli stabilimenti europei. L’inizio del progetto è leggermente posticipato rispetto ai piani originari: secondo trimestre 2021, ovvero fra aprile e fine giugno. Obiettivo mancato per poco: la lettera di licenziamento per i dipendenti di Campi Bisenzio è di nove giorni dopo. Per i dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio inizia il calvario. Lo stabilimento viene occupato, il tribunale dà ragione ai dipendenti e torto alla multinazionale, l’impianto viene venduto all’imprenditore italiano Francesco Borgomeo che però anche lui, nel settembre scorso, getta la spugna e avvia la procedura di licenziamento per i dipendenti rimasti. A inizio 2024, il licenziamento verrà completato.