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In pensione sempre più tardi: l’Italia non è un Paese per giovani (e nemmeno per vecchi)

In pensione sempre più tardi: l’Italia non è un Paese per giovani (e nemmeno per vecchi)

Italia, longevità da record: l’età pensionabile salirà nel 2027? L’aspettativa di vita cresce, ma il governo vuole bloccare l’aumento a 67 anni e 3 mesi. Il sistema previdenziale reggerà senza riforme?

L’Italia celebra il record storico di longevità con un’aspettativa di vita che ha toccato i 83,4 anni nel biennio 2023-2024. Il risvolto della medaglia di questo successo è l’obbligo di lavorare di più. Altrimenti il sistema non sta in piedi a meno di non voler aumentare considerevolmente contributi e tasse.  Secondo i calcoli dell’Istat, l’aumento dell’età pensionabile previsto per il 2027 è ormai inevitabile, ma il governo sembra intenzionato a fare muro contro questa misura impopolare. La questione solleva un grido di allarme: da una parte, la speranza di vita continua a crescere, dall’altra, la popolazione italiana invecchia velocemente e le nascite sono in calo.

Nel 2027, l’età pensionabile potrebbe aumentare da 67 a 67 anni e tre mesi, come indicato dall’Istat, sulla base dell’aumento delle aspettative di vita. Una notizia che, da un lato, è positiva, ma dall’altro solleva preoccupazioni sul sistema previdenziale. Il governo è deciso a evitare questo cambiamento, come confermato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega): «Bloccheremo l’aumento nel 2027, lo sterilizzeremo».

Ma la realtà demografica non fa sconti. Entro il 2050, la popolazione italiana calerà di oltre 4 milioni di persone, con una perdita sostanziosa di giovani che alimenta una crescente disuguaglianza tra le generazioni. Non solo gli italiani vivranno di più, ma il numero di chi avrà bisogno di assistenza a causa dell’età avanzata crescerà esponenzialmente. Il pericolo è sotto gli occhi di tutti: le future generazioni erediteranno un debito pubblico molto alto. In prospettiva potrebbero essere costretti con i loro contributi e con le loro tasse a mantenere  genitori e nonni sempre più anziani e malandati,

Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha messo in luce una situazione drammatica: “La struttura della nostra società non è più una piramide, ma un grande fungo”, ha avvertito, riferendosi alla crescente massa di anziani in una popolazione sempre più ridotta e senza ricambio. Il calo delle nascite, che prosegue inesorabilmente dal 2014, ha portato il paese a un decremento demografico dello 0,6 per mille nel 2024. In poche parole, la “forza lavoro” italiana sta invecchiando e i giovani, purtroppo, scarseggiano.

Le previsioni più allarmanti parlano di una perdita complessiva di quasi 13 milioni di abitanti entro il 2080. E mentre il numero degli anziani cresce, le risorse per assistenza sociale e sanitaria continuano a scarseggiare, con un impatto diretto sulle politiche pubbliche e sulle finanze del paese.

Il governo si prepara a congelare l’aumento dell’età pensionabile, ma il rischio di scelte impopolari potrebbe solo procrastinare una riforma che diventa ogni giorno più urgente. Mentre la popolazione italiana invecchia, la domanda resta sempre la stessa: quale sarà il futuro di un paese che fatica a rinnovarsi?

L’emergenza demografica, infatti, non si limita a un aumento della longevità: è un segnale di allarme che evidenzia la necessità di politiche lungimiranti, in grado di rispondere alle sfide di una popolazione sempre più anziana e a una forza lavoro che continua a diminuire.

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