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I conti dell’Inter salvati dal Covid (per ora)

I conti dell’Inter salvati dal Covid (per ora)

Grazie alle norme «anti-fallimento» varate in pandemia, i nerazzurri rimangono a galla nonostante le perdite. Ma entro un anno la squadra sarà ceduta perché il proprietario cinese, la società Suning, è in crisi nera. E sulla porta ci sono molti interessi e poche certezze. Un paradosso, in piene semifinali Champions.


Partiamo dalle (quasi) certezze: entro un anno l’Inter sarà ceduta. Il suo azionista non ha soldi da «iniettare» nel club e se finora i nerazzurri hanno evitato il collasso è stato grazie ai risultati sportivi, a un’accorta gestione finanziaria e al Covid. Se la pandemia ha messo in crisi il sistema del calcio non solo italiano, riducendo drasticamente gli incassi dei club, le norme anticrisi approvate dal governo italiano hanno loro consentito di restare a galla. In particolare, la norma varata dal Conte II e confermata dal Decreto milleproroghe del 2021 che consente alle società (tutte, non solo quelle calcistiche) di ripianare le perdite entro cinque anni. Per l’Inter, che nei tre esercizi tra 2020 e 2022 ha accumulato poco meno di mezzo miliardo di perdita netta consolidata, significa poter rimandare una ricapitalizzazione che il suo azionista cinese non è assolutamente in grado di effettuare. E di rimandare il problema al 30 giugno del 2027, quando scadono gli effetti della normativa anti-Covid. Un bell’aiuto.

Attualmente il patrimonio netto della Fc Internazionale spa è negativo (al 30 giugno 2022, per 37 milioni di euro) e il Codice civile imporrebbe di iniettare nuovo capitale. Le perdite da ripianare sono pari a 342 milioni. Che il gruppo cinese che fa capo a Suning, non ha. Il 68,55 per cento del capitale del club nerazzurro è infatti in pegno al fondo Oaktree, creditore della lussemburghese Great Horizon di Suning. Nella primavera del 2021, a ridosso della chiusura dell’esercizio dell’Inter che ha segnato la perdita monstre di 241 milioni, il gruppo di Nanchino ha allungato la catena di controllo inserendo altre due scatole societarie tra la capofila nel Granducato e la quota della squadra. L’operazione è legata al rifinanziamento del debito della capofila lussemburghese ma le due nuove società, Grand Tower e Grand Sunshine, non hanno ancora presentato alcun bilancio mentre quello della Great Horizon è fermo al 2020. Ed è quindi difficile valutare quali siano gli ulteriori riflessi sul club di questa operazione.

Il restante 31 per cento dell’azionariato è riconducibile all’International Sport Capital. La sede è allo stesso indirizzo milanese del colosso della consulenza Kpmg ma fa capo a sua volta a un veicolo delle isole Cayman, Lionrock Zuquiu Limited, parte del gruppo di private equity di Hong Kong Lionrock. Anche questa quota è in pegno a Oaktree. E in pegno alle banche è anche il marchio dell’Inter. Così come è a garanzia l’intero capitale della Inter Media and Communication, polmone finanziario del gruppo perché incassa i diritti televisivi. Il pegno è in mano a Intesa Sanpaolo, per conto degli investitori che hanno sottoscritto il bond da 415 milioni di euro emesso dal club nel febbraio del 2022 per ristrutturare il proprio debito. Anche questo scade nel 2027, quando i nerazzurri dovranno fare i conti con le perdite rinviate grazie alle norme anti-Covid. Il bond però è solo una parte dei debiti della squadra. Sono 881 milioni in totale, dei quali almeno 250 milioni in scadenza entro l’esercizio in corso che si chiude il 30 giugno prossimo.

A tenere in piedi la società, come detto, sono stati finora un’oculata gestione finanziaria e le performance in campo. Lo scorso 19 aprile, l’Inter si è assicurata le semifinali di Champions League: un doppio derby con il Milan che è una manna per le casse della società. Qualche ora prima, al tribunale di Milano, si è tenuta l’udienza del procedimento intentato dalla China Construction Bank all’Inter. La banca cinese reclama 300 milioni di euro dal presidente del club, Steven Zhang. E contesta alla società nerazzurra l’illegittimità della delibera del cda con la quale Zhang ha rinunciato al suo compenso. La causa milanese è solo una propaggine dell’iniziativa legale promossa dal colosso cinese del credito. In parallelo, ha intentato altre due cause: a Hong Kong e a New York. Quella negli Usa, in particolare, coinvolge una serie di altri soggetti: Goldman Sachs, Bank of America, Oaktree, Deutsche Bank, Citibank, Wells Fargo e Bny Mellon. Lo scopo è tracciare e far emergere eventuali fondi di Suning occultati all’estero e poterli così reclamare. Ammesso che ci siano.

Ma se Suning non ha i soldi, entro un anno dovrà trovare un nuovo padrone per l’Inter. A maggio 2024 scade il bond da 275 milioni di euro al 9 per cento di interessi concesso dal fondo Oaktree capital management 24 mesi fa. Due le possibilità: o la Great Horizon di Suning ripaga l’obbligazione, o la palla passa allo stesso Oaktree che in base agli accordi (il bond è stato garantito dalle azioni nerazzurre) potrebbero prendersi il club, un po’ come accadde nel 2018 a Elliott con il Milan. Ma entrambe le soluzioni sono viste molto al ribasso dai bookmaker del pallone. Da una parte Suning è in grande difficoltà economica, il bilancio 2022 parla di brusca riduzione dei ricavi e di perdite, seppur in miglioramento, oltre i 2 miliardi, e la sua controllata difficilmente potrà rimborsare quel bond se non contraendo altro debito a tassi capestro. Dall’altra non sembra proprio che Oaktree voglia ripetere l’esperienza di Elliott. Anzi.

Chi si fa avanti? L’Inter è l’Inter e come storia e appeal internazionale ha pochi rivali in Italia e forse nel mondo. Il problema è rappresentato dai quasi 900 milioni di debiti a fine 2022, anche perché in Italia i ricavi da stadio e diritti tv (soprattutto se ceduti all’estero) sono lontani anni luce da quelli della Premier e della Liga. Per adesso sembra che i primi abboccamenti siano stati mossi da Investcorp, fondo del Bahrein che era arrivato a un passo dal Milan e starebbe pensando seriamente di rifarsi raccogliendo i capitali arabi per arrivare a offrire circa 650 milioni. Secondo quanto risulta a Panorama resta forte il suo interesse per il calcio italiano, ma c’è la consapevolezza che l’Inter non è nella stessa situazione economica del Milan e quindi che la strategia per riportare il club ai vertici del calcio mondiale (questa sarebbe l’intenzione) potrebbe essere più complessa e dispendiosa.

Si è parlato molto anche di un interessamento dell’imprenditore Andrea Radrizzani, l’attuale proprietario del Leeds, che ha riportato nel giro di qualche stagione dalla Championship (serie B inglese) alla Premier. Un’eventuale offerta sarebbe però subordinata alla vendita della quota di maggioranza del club inglese all’azionista di minoranza, la famiglia York, proprietaria della squadra di football americano San Francisco 49ers. Interpellato da Panorama, Radrizzani ha gentilmente declinato qualsiasi commento: «Il mio focus in questo momento è sul Leeds (che sta lottando per la salvezza, ndr) e Dazn (di cui Radrizzani ha una partecipazione, ndr)». Il punto comunque è la differenza tra le richieste legittime della proprietà che vorrebbe rientrare dei 700 milioni investiti e il valore della società quasi completamente «assorbito» da debito e perdite del club nerazzurro. Una distanza che al momento pare incolmabile ma probabilmente, con l’avvicinarsi della scadenza del bond (maggio 2024), potrebbe assottigliarsi.


Ma neanche il Milan  ride: solo i tribunali diranno di chi è

Al momento non è chiaro fino a che punto ci sia un legame tra l’attuale proprietà rossonera, che fa riferimento al gruppo RedBird di Jerry Cardinale, e il fondo Elliott che ha venduto nell’agosto del 2022. Il problema è che l’hedge fund americano fondato da Paul Singer ha in ballo una serie di procedimenti giudiziari legati alla cessione del club. Partono da Blue Skye, l’ex socio di minoranza di Elliott nei quattro anni di gestione del Milan. Blue Skye lamenta un mancato incasso di circa 117 milioni e sottintende che Elliott sarebbe ancora a oggi il reale proprietario del Milan. Da qui nasce l’indagine della Procura di Milano per appropriazione indebita e ostacolo alle funzioni di vigilanza.

Una prima data da segnare con il circoletto rosso è quella del 17 maggio quando a New York il giudice Katherine Polk Failla si esprimerà sulla richiesta dell’ex socio di poter visionare «le carte» della cessione. Una settimana dopo (il 24), i giudici del tribunale fallimentare di Milano decideranno se dichiarare l’insolvenza delle due società lussemburghesi, Rossoneri Sport e Project Redblack, che controllavano il club prima del passaggio a RedBird. Da questo filone è emerso che a fine gennaio Elliott ha trasferito dalla Rossoneri ai suoi fondi alle Cayman e in Delaware circa un miliardo di euro all’indomani delle perquisizioni della Finanza. «Blue Skye» spiegano Elliott e RedBird «ha avviato una serie di contenziosi frivoli e vessatori che Elliott e il co-investitore Arena considerano un tentativo di estrarre un valore a cui Blue Skye non ha diritto». La palla passa in tribunale.

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