«Diamonds are a girl’s best friend» (i diamanti sono i migliori amici di una ragazza) cantava Marilyn Monroe nel film Gli uomini preferiscono le bionde interpretando il pensiero di tante donne. Nessun’altra pietra preziosa ha lo stesso fascino magnetico ed è simbolo di ricchezza, potere e bellezza. Una promessa di matrimonio non è tale se non è suggellata da un solitario, i cui carati sono commisurati, di solito, alle disponibilità economiche del futuro marito che li ostenta come potrebbe fare con una fuoriserie.
Decenni di femminismo non hanno scalfito la vanità delle donne di mostrare al dito le preziose pietre. Che per alcune star sono diventate «pietre miliari» della loro vita. Elizabeth Taylor ha avuto una biografia tempestata di diamanti, regali di matrimoni turbolenti e di amori perduti. Fece il giro del mondo la foto di quello tagliato a goccia delle dimensioni di un nocciolo di pesca, ricavato da una pietra del peso di 241 carati, che Richard Burton acquistò per oltre un milione di dollari per l’amata Liz e poi divenuto il simbolo della travolgente passione tra le due star hollywoodiane. «Volevo quel diamante, mi fosse costato due milioni o la mia vita stessa» scrisse in seguito sul suo diario il celebre attore, dicendo che era diventato quasi un’ossessione e che per impadronirsene avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Ci sono preziosi avvolti da un alone di superstizione e la cui storia è scandita dalle morti misteriose di chi li ha posseduti. Come quello nero di Orlov che, per gli storici, era un occhio della statua di Brahma che si trova a Pondicherry, in India, prima che un monaco lo rubasse. Poco dopo morì in modo tragico e passò alla famiglia reale russa, comprato dallo zar Orlov come regalo per la zarina Caterina II.
Dopo la rivoluzione russa passò nelle mani del gioielliere newyorchese J.W. Paris che dopo poco si uccise lanciandosi da un grattacielo. Stessa sorte delle ultime due proprietarie, le principesse russe Nadia Vygin-Orlov e Leonila Galitzine-Bariatinsky, anch’esse suicide. Per rompere questa maledizione un proprietario, Charles F. Winson, lo tagliò in tre parti, ma nel 2006 l’attrice Felicity Huffman, che doveva indossarne uno appeso a una collana, alla cerimonia degli Oscar di quell’anno, all’ultimo minuto cambiò idea. Non si sa mai. Il fascino di questi preziosi pare però che ultimamente si sia offuscato. Il loro mercato sta attraversando un periodo di flessione, con una forte diminuzione dei prezzi nell’ultimo biennio. Secondo 77 Diamonds, importante showroom online europeo specializzato in preziosi, a causare la discesa sono stati vari fattori, tra cui un eccesso di offerta di pietre «coltivate» e una riduzione della domanda globale di beni di lusso.
A complicare la situazione, si aggiungono gli effetti delle politiche internazionali, come il divieto di vendita di diamanti russi imposto dai Paesi del G7. Quelli naturali da un carato hanno visto una riduzione del loro valore del 34 per cento, mentre quelli da due carati sono scesi del 49 per cento. A determinare il crollo è soprattutto l’eccesso d’offerta dei prodotti in laboratorio. De Beers, uno dei principali attori del mercato, ha anche ridotto la produzione nelle sue miniere del 20 per cento, segnalando le difficoltà che l’intero settore sta affrontando. Le prospettive sembrano però essere un po’ meno pessimistiche. Tobia Kormind, cofondatore di 77 Diamonds, sostiene che il ciclo negativo potrebbe aver toccato il fondo. «I prezzi dei diamanti da laboratorio si sono stabilizzati, poiché sono ormai vicini al costo minimo di produzione» afferma. «Per quanto riguarda quelli naturali, il futuro appare incerto ma con segnali di recupero, soprattutto grazie alle politiche economiche in atto negli Stati Uniti: l’America First di Donald Trump potrebbe stimolare la domanda di beni di lusso, spingendo così i prezzi verso l’alto». Gli esperti di McKinsey attribuiscono il crollo dei prezzi al successo di queste pietre artificiali che stanno invadendo il mercato e fanno concorrenza a quelle d’origine naturale. I diamanti sintetici costano dal 60 all’85 per cento in meno rispetto ai loro equivalenti estratti naturalmente. Proprio il prezzo più vantaggioso ha catturato l’attenzione della Gen Z e dei Millennial alla ricerca di gioielli più accessibili. Il fascino della pietra preziosa resiste, solo che si cerca di farlo quadrare con portafogli meno gonfi di quelli delle star hollywoodiane.
Il trend è stato intercettato dai colossi del lusso che hanno iniziato a puntare in direzione delle creazioni artificiali. È il caso di Lvmh che nel 2022, tramite il ramo di private equity Lvmh Luxury Ventures, ha investito nella società israeliana di diamanti coltivati in laboratorio Lusix. Secondo il sito di ricerche Statista, a fronte di un mercato che nel 2024 vale più di 72 miliardi di dollari con una crescita media dell’8 per cento nei prossimi cinque anni, questo tipo di pietre occuperà una porzione sempre maggiore. I preziosi da laboratorio generano attualmente un giro d’affari di 27 miliardi di dollari, ma si stima che raggiungeranno quasi 59 miliardi di dollari entro il 2032, con una crescita del 118 per cento. C’è poi chi della scelta della pietra artificiale fa una questione etica, più che economica. D’altronde è la moda del momento, richiedere una maggiore tracciabilità dei prodotti e prediligere processi industriali sostenibili per l’ambiente ma anche per i diritti dei lavoratori. E le estrazioni minerarie si portano dietro la fama di essere «brutte, sporche e cattive». Così se qualche signora è tentata dallo storcere il naso di fronte al solitario artificiale, il fidanzato di turno può evitare la figura del taccagno, sottolineando la logica delle tematiche «Esg» su sostenibilità e valori morali. E potrebbe farci anche una migliore figura. Peraltro riconoscere la pietra sintetica richiede l’esame di un macchinario particolare e perfino un esperto non può affidarsi alla sua esperienza. Per togliere ogni dubbio c’è il certificato gemmologico che andrebbe richiesto al momento dell’acquisto. Ma come chiederlo al fidanzato o al marito?