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Porno business, affari e misteri

Porno business, affari e misteri

Il suo valore oscilla tra svariate centinaia di milioni di euro e moltissimi miliardi. Mindgeek, la più grande industria del sesso online è un rebus finanziario in forte crescita. Panorama l’ha analizzata.


Poco più di 400 milioni di euro per comprare il nono sito internet più visitato al mondo. Oltre a una dozzina di altri indirizzi web più o meno specializzati dello stesso gruppo, le società di produzione, le agenzie di casting, il merchandising, gli accessori. E già che ci siamo anche i nuovi business, dai cartoni animati ai videogame. È la valorizzazione di MindGeek, il colosso del porno online, fatta dal neoproprietario e ricostruita sulla base di una serie di documenti ufficiali consultati da Panorama. Si tratta di un vero affare, sulla carta. Anche perché altri documenti, ufficiali pure questi, forniscono valutazioni ben diverse. Fino alla strabiliante cifra di quasi 600 miliardi di euro.

Per capire di cosa stiamo parlando, MindGeek è la holding che controlla Pornhub, YouPorn, Brazzers, RedTube e una lunga serie di altri siti per adulti. A MindGeek fanno capo dozzine di altre società che si occupano di produzione video (porno), sviluppo software, gadget e oggettistica (porno anche questa). Poi ci sono i marchi, i diritti, i videogame e gli hentai, ovvero i cartoni animati in stile giapponese. Tutto porno, ovviamente. Se navigando in Rete incappate in un contenuto vietato ai minori, c’è una buona probabilità che sia in qualche modo riconducibile a MindGeek. Pornhub, il più popolare della «famiglia» di MindGeek, è il nono sito più visitato al mondo secondo i dati degli analisti di Similarweb.

MindGeek non ha mai fornito informazioni dettagliate sui propri assetti proprietari. Né sui suoi dati finanziari. Se fosse una società normale, che opera in un settore consueto, sarebbe tutto facile. Probabilmente sarebbe quotata in Borsa e avrebbe una capitalizzazione di molti miliardi di dollari. Ma MindGeek non risponde a questi criteri e il valore di tutto ciò è un mistero. Non esistono analisi indipendenti. E neppure un bilancio consolidato. Il più recente è del 2018. Da allora, sono stati resi disponibili solo i singoli rendiconti della holding. L’ultimo, depositato a fine 2022, è quello relativo al 2021 e mostra un utile di oltre 500 milioni di euro dovuti però all’emersione di plusvalenze per una serie di operazioni di riorganizzazione societaria. La sede di MindGeek si trova in Lussemburgo, ma il quartier generale è in Canada. Nell’ultimo «consolidato» disponibile figurano 60 società controllate tra Canada, Usa, Lussemburgo, Irlanda, Cipro, Isole Vergini Britanniche, Curaçao. Più che un «unicorno» digitale, una «renna fiscale», secondo una felice definizione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della Bocconi e grande esperto di nuove tecnologie.

Fondata dal tedesco Fabian Thylmann con il nome di Manwin, MindGeek ha conosciuto il grande sviluppo nel decennio passato. Raggiunto da una serie di indagini per evasione fiscale che lo hanno portato anche in carcere, Thylmann ha venduto la sua partecipazione in Manwin nel 2013. Nel marzo scorso, MindGeek ha cambiato di nuovo proprietario. Feras Anton, David Tassillo e il finanziere austriaco Bernd Bergmair hanno fatto un passo indietro. Il nuovo proprietario è un fondo canadese, Ethical capital partners (Ecp). Il prezzo della transazione non è stato reso noto. Ma qualche settimana dopo, il 18 aprile scorso, MindGeek fa un piccolo aumento di capitale da 10 milioni di dollari. Sulla base del sovrapprezzo pagato da Ecp per questo aumento, si ottiene un valore di tutta MindGeek di 434,78 milioni di dollari.

Se fosse questo il prezzo pagato dal fondo canadese per comprare tutto il gruppo, si tratterebbe di un ottimo affare. Meno dell’utile del 2021, seppure quest’ultimo sia stato ottenuto – come detto – grazie a una riorganizzazione societaria. Inferiore anche ai 460 milioni di ricavi consolidati del 2018, gli ultimi disponibili. E ben minore rispetto ai 600 milioni di patrimonio netto che risulta dall’ultimo bilancio della holding. Per rendere l’idea, Netflix, la piattaforma di streaming più popolare – e il gigante tecnologico più vicino e comparabile alla galassia MindGeek – capitalizza 186 miliardi di dollari in Borsa, pari a sei volte i ricavi totali del 2022. Coginvest, una delle holding che ha venduto la propria partecipazione in MindGeek al fondo Ecp, aveva in bilancio il 49 per cento per 306,4 milioni di euro. E di nuovo non si capisce come, e perché, i vecchi soci avrebbero dovuto mettere in vendita la loro quota a valori più bassi.

Qualche elemento in più arriva da una operazione condotta nel 2019 da una controllata del gruppo: Licensing Ip International, ha sede anche questa in Lussemburgo ed è in qualche modo la «cassaforte». Custodisce infatti i marchi e le licenze, dai loghi di Pornhub e Youporn, ai marchi registrati più espliciti come Moms bags teens, fino ai software che fanno di tali siti un modello di efficienza dello streaming online: funzionano benissimo anche con poca banda disponibile e non «s’impiantano» (quasi) mai. Tuttavia, invece di far chiarezza, questi elementi aggiuntivi generano ulteriore confusione. Nel 2019, la Licensing Ip assorbe una controllata irlandese emettendo una nuova azione. Sulla base del sovrapprezzo applicato a questa azione, si ottiene un valore totale della sola Licensing Ip superiore ai 32 miliardi di dollari. A fine 2022, un’altra operazione condotta sulla stessa Licensing Ip confonde di più le idee. Si tratta ancora dell’assorbimento di una controllata, la Mg ex-Us, alla quale è assegnato un valore di 147 milioni di euro. Viene inglobata in cambio di una nuova azione della Licensing Ip. Moltiplicando questi 147 milioni per il totale delle azioni della Licensing Ip (4.002) si ottiene l’astronomico valore di 588 miliardi di euro. Si, avete letto bene: miliardi.

Sono valori autoassegnati, e come tali estremamente relativi. Se parliamo di giganti della Rete, Google vale in Borsa poco meno di 2 mila miliardi di dollari. Ma ha anche numeri decisamente più consistenti sia come traffico generato sia come utili e fatturato complessivo rispetto a MindGeek. La stessa Netflix, che come detto capitalizza 186 miliardi di dollari, nel 2022 ha registrato un utile di 4,5 miliardi di dollari. MindGeek, nell’ultimo bilancio consolidato, ha realizzato un utile di poco superiore ai 22 milioni. A differenza degli altri colossi della Rete, MindGeek ha un problema in più: le cause legali. A partire dal 2018, contro il gruppo e le sue controllate sono piovute una serie di azioni legali. Per la maggior parte sono cause relative a violazioni della privacy di persone che hanno trovato nei siti del gruppo i propri filmati «amatoriali» diffusi senza autorizzazione. Ma ci sono anche contestazioni per la diffusione di video di stupri e di sesso con minori.

Panorama ha contattato lo studio Brown Rudnick di New York, che ha avviato per conto di alcuni clienti azioni legali contro MindGeek per violazioni della privacy. Dallo studio fanno sapere che non possono fornire dettagli sui propri clienti, ma avvisano che solo negli Stati Uniti le cause relative a «comportamenti impropri» di MindGeek sono numerose, sia a New York sia in California. Nei bilanci del gruppo, però, alla voce «rischi legali» la quantificazione di queste azioni giudiziarie è estremamente generica. Qualche ulteriore problema c’è anche in Italia. Il garante della privacy ha chiesto chiarimenti a MindGeek su profilazione degli utenti e conservazione dei dati personali. A questo punto, arriviamo all’ultimo passaggio di proprietà. Quello in MindGeek è il primo investimento del fondo Ethical Capital Partners. Quanto ci sia di etico nel business del porno online è un aspetto almeno opinabile. Nel suo sito, Ecp scrive che «dove gli altri vedono complessità, noi vediamo opportunità». Testuale. Se il prezzo pagato è davvero di poco superiore ai 400 milioni di euro, le opportunità sono notevoli.

Tra i promotori di Ecp figura l’italo-canadese Rocco Meliambro, definito sommariamente «il re della cannabis legale». In realtà, fino al marzo scorso i suoi investimenti erano nell’ordine di poche decine di milioni di euro. Il fondo è stato costituito a fine 2021, ma come inizio dell’attività è indicato marzo 2023. Ovvero, quando viene rilevata MindGeek. Non si sa chi siano gli investitori del fondo. Né se Meliambro abbia investito soldi propri. Abbiamo chiesto a un analista finanziario indipendente di esaminare i documenti del gruppo in nostro possesso. Risponde di non essere in grado di fornire una valutazione perché sono troppi gli elementi non chiariti e le indicazioni discordanti. Chiedendo l’anonimato, spiega comunque di ritenere entrambe le valutazioni minima e massima (i 434 milioni di dollari della valutazione di Ecp e i 588 miliardi della valorizzazione «interna») «non congrue». La prima di sicuro troppo bassa, la seconda «poco realistica» perché troppo alta. Così, restano solo le domande. E tra le più urgenti, perché un fondo «etico» abbia una partecipazione nel porno in Rete…

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