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Il bastone e la carota: Trump punta a un nuovo accordo sul nucleare con l’Iran

Il bastone e la carota: Trump punta a un nuovo accordo sul nucleare con l’Iran

La questione iraniana rappresenta un dossier sempre più centrale nella politica mediorientale dell’attuale amministrazione americana

Donald Trump continua a mettere sotto pressione l’Iran per costringerlo a sedersi al tavolo delle trattative. L’obiettivo? Negoziare una nuova intesa sul nucleare.

“Ho inviato loro una lettera di recente e ho detto: dovete prendere una decisione, in un modo o nell’altro, e o dobbiamo parlare e discuterne o succederanno cose molto brutte all’Iran”, ha dichiarato il presidente americano venerdì, riferendosi alla missiva che, tempo fa, aveva fatto recapitare al regime khomeinista. “Non voglio che ciò accada. La mia grande preferenza, e non lo dico per forza o debolezza, la mia grande preferenza è che risolviamo la questione con l’Iran. Ma se non la risolviamo, all’Iran succederanno cose brutte, brutte”, ha proseguito. Nella lettera, Trump aveva dato all’Iran due mesi di tempo per concludere una nuova intesa sul nucleare: in caso contrario, Washington non aveva escluso un’azione militare contro i siti atomici del regime khomeinista. Giovedì, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha reso noto che Teheran ha consegnato alla Casa Bianca una risposta scritta alla missiva del presidente americano.

Nel frattempo, l’amministrazione Trump sta proseguendo nel suo tentativo di mettere Teheran con le spalle al muro. A febbraio, il presidente americano ha ripristinato la politica della “massima pressione” sull’Iran. Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno effettuato a più riprese vari bombardamenti nello Yemen contro gli Huthi, che sono storicamente spalleggiati dagli ayatollah. Pochi giorni fa, l’esercito statunitense ha inoltre inviato diversi bombardieri stealth B-2 verso la base militare di Diego Garcia nell’Oceano Indiano: secondo quanto riferito ad Axios da un funzionario americano, la mossa sarebbe collegata alla possibilità di un attacco militare degli Usa, da attendersi allo scadere della deadline imposta da Trump.  

Dal canto suo, indubbiamente l’Iran si trova in una situazione di difficoltà. Al di là della rinnovata pressione americana, Teheran si è notevolmente indebolita nel corso del 2024 sia a causa della caduta di Bashar al Assad in Siria sia a causa della decapitazione di Hezbollah in Libano per mano di Israele. Questo non vuol tuttavia dire che gli ayatollah abbiano deciso di restare a guardare. Le Guardie della Rivoluzione hanno recentemente reso noto di aver installato dei sistemi missilistici in tre isolette a ridosso dello Stretto di Hormuz: area, questa, in cui passa circa il 20% del consumo mondiale di greggio. Chiaramente, l’Iran punta a mettersi nelle condizioni per creare fibrillazioni in seno al mercato del petrolio, acquisendo così una leva negoziale in vista di eventuali trattative con gli Stati Uniti. Trattative, in cui Washington punta a un obiettivo principale: impedire definitivamente a Teheran di dotarsi dell’arma atomica. A quel punto, e solo a quel punto, gli Usa, in accordo con israeliani e sauditi, potrebbero includere l’Iran in una più generale strategia di contenimento dell’influenza turca in Siria.

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