«Una sentenza politica». È stato il caustico commento fatto da Marine Le Pen, ospite di TF1, dopo la sentenza di condanna a 4 anni di carcere e 5 anni di ineleggibilità con effetto immediato. «Lo stato di diritto è stato completamente violato, non mi lascerò eliminare in questo modo», ha continuato Le Pen, «perseguirò tutti i rimedi legali possibili. C’è un piccolo sentiero; è certamente stretto, ma esiste». La condanna di ieri, infatti, le impedirà (salvo assoluzione in secondo grado) di correre per l’Eliseo nelle presidenziali del 2027.
La leader del Rassemblement National non ci sta, promette di combattere fino alla fine contro la sentenza emessa dai «giudici da regime autoritario». Secondo Le Pen, infatti, «si tratta di un disaccordo amministrativo con il Parlamento europeo: non c’è stato alcun arricchimento personale», mentre gli imputati del processo «sono stati giudicati in modo particolarmente parziale». Nell’intervento di ieri sera ha citato anche il generale De Gaulle: «La corte suprema è il popolo».
Si tratta del secondo caso, dopo l’esclusione di Calin Georgescu in Romania, in cui un leader politico dato per favorito alle elezioni viene “tolto di mezzo” per via giudiziaria. In mattinata è arrivato anche il commento della premier italiana Giorgia Meloni, che si è così espressa su X: «Nessuno che creda davvero nella democrazia può gioire di una sentenza che colpisce il leader di un grande partito, privando milioni di cittadini della loro rappresentanza».
Sempre stamattina, intervistato da C-News, ha parlato l’attuale Presidente del Rassemblement National (e ora probabile candidato alla presidenza) Jordan Bardella. Il politico 29enne ha esordito dicendo che «la nostra democrazia è malata», denunciando anche «la tirannia dei giudici», senza tuttavia dimenticare di condannare le minacce di morte giunte in queste ore nei loro confronti.
Bardella ha inoltre aggiunto: «Faranno di tutto per impedirci di arrivare al potere. Ci sono milioni di francesi che questa mattina, e da ieri, sono indignati, e che ritengono che i giudici abbiano deciso in modo sproporzionato, politico e partitico di ostacolare la griglia di partenza delle prossime elezioni». Bardella ha infine rimarcato la sua «totale lealtà» a Marine Le Pen, sottolineando che verranno fatti «tutti i ricorsi possibili, abbiamo un ginocchio a terra, ma siamo lontani dall’essere morti». Il giovane leader del Rassemblement National ha infine chiamato tutti i sostenitori e i francesi indignati per la sentenza «alla mobilitazione pacifica», che avrà luogo questo weekend.
Quasi in contemporanea a Bardella si pronunciava anche il Procuratore generale della Corte di Cassazione francese, Remy Heitz, che ha respinto le accuse di Le Pen: «La giustizia non è politica, questa decisione non è una decisione politica ma giudiziaria, presa da tre giudici indipendenti e imparziali».
Per quanto riguarda le prossime presidenziali francesi del 2027, secondo Le Figaro il processo d’appello potrebbe svolgersi tra circa un anno, con un verdetto atteso entro tre mesi, ovvero qualche mese prima delle elezioni presidenziali del 2027. Nel successivo grado di giudizio Le Pen potrebbe evitare “l’ineleggibilità immediata”, mantenendo così la possibilità di candidarsi all’Eliseo all’ultimo momento.
Tuttavia, affinché ciò accada, sarebbe necessario un calendario giudiziario molto serrato, che a giudicare dall’evidente decisione della magistratura francese di punire Le Pen con il massimo della pena già in primo grado, molto probabilmente non verrà rispettato. In caso di condanna anche in appello, resterebbe comunque la possibilità di ricorrere in Cassazione.
Secondo un sondaggio svolto da Elabe per Bfmtv, il 57% dei francesi ritiene la condanna di ieri “una decisione giudiziaria”, mentre il 42% la considera viziata dalla volontà di impedire a Marine le Pen di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.
Intanto la Corte d’Appello di Parigi ha comunicato che un possibile processo sul caso di Marine Le Pen e gli impieghi fittizi del Front National al Parlamento europeo potrebbe concludersi con una sentenza nell’estate del 2026. L’informazione è stata diffusa attraverso una nota ufficiale della stessa Corte.