Gli oltre 700 produttori ospiti di Taste, il salone del gusto di Pitti Immagine concluso il 10febbraio, hanno trasformato Firenze in vetrina nazionale delle tendenze enogastronomiche. La kermesse ha richiamato l’attenzione su una città non certo bisognosa di megafoni che ne vantino i tesori. Anzi, visti i disagi dell’iperturismo, sarebbe forse meglio un po’ di silenzio, ma ci perderemmo il fervore che la culla del Rinascimento sta vivendo nel campo gastronomico e in quello dell’hôtellerie. Alzare l’asticella della qualità, per essere sempre più apprezzati da una clientela raffinata, si sta rivelando l’unica scelta in grado di incrementare il fatturato turistico e mantenere la reputazione di Firenze quale meta irrinunciabile per chi ha buon gusto.
Palazzo Portinari Salviati in via del Corso, la casa di Beatrice (la Beatrice di Dante), edificio che è stato residenza di nobili, sede ministeriale(quando Firenze fu capitale d’Italia, dal 1865 al 1871) e bancaria, dal 2022è il regno del lucano Vito Mollica, chef di gran nome, prima al Four Seasons di Firenze e Milano. Mollica, brillante di stella Michelin,è il dominus gastronomico di quattro realtà all’interno del Palazzo, oggi hotel di pregio tra i più romantici della città, con camini, soffitti in legno, affreschie la lussuosa spa che in memoria del Sommo Poeta porta il nome Vita Nova.
Atto è il ristorante gourmet, nel nucleo più antico dell’edificio. Un Atto d’amore verso la terra, il mare, la freschezza dei prodotti, l’etica del lavoro. Tra i piatti: lepre alla Royale in salsa dolceforte con patata rossa fondente, ventresca di tonno ai carboni, galantina di fagianella con fichi secchi di Carmignano e altre delizie spiluccate da una carta ricca di sorprese, con vini di altissimo conio. Ci sono poi Salotto Portinari bar &bistrot, Eye Cocktail Bar e Sala Beatrice: l’ospite non viene lasciato solo, nelle tentazioni della giornata. Chi da tempo crede nel potenziale turistico di Firenze, spesso svilito, è la famiglia Ferragamo. Con l’Hotel Lungarno e il Portrait, oltre al Gallery Art Hotel e al Continentale, il Gruppo è protagonista del rinascimento attuale di una città facile da vendere, ma altrettanto da tradire nell’essenza. Segnalato dalle maggiori guide, e con stella Michelin, il ristorante Borgo San Jacopo tiene alta la bandiera dell’Hotel Lungarno. La regia culinaria è di Claudio Mengoni, la cantina è a cura di Salvatore Biscotti. Si mangia in ambiente di classe, firmato dall’architetto fiorentino Michele Bönan e ispirato allo stile di Salvatore Ferragamo(fondatore del gruppo), con bozzetti e foto di moda anni Cinquanta alle pareti. Picasso e Cocteau sono invece evocati, fin dal nome, dal Picteau Bistrot, con cocktail vintage e piatti sempre a cura di Mengoni.
Sempre sull’Arno, al Portrait (gli altri due hotel con stesso nome sono a Roma e Milano), completiamo la nostra incursione negli hotel della collezione Ferragamo. Anche qui si respira aria di famiglia, tutto il Portrait – ha festeggiato i primi dieci anni nel 2024 – è uno maggio all’alta moda italiana. Anche qui cucina di assoluto livello con lo chef Antonio Minichiello. Che di sé dice: «Faccio il cuoco perché sono un gran buongustaio». Sul Lungarno Acciaiuoli, ecco Il Borro Tuscan Bistro, informale tuttavia chic. È un’altra espressione dell’accoglienza Ferragamo. Vi operalo chef Andrea Campani, proponendo piatti pensati per la sensibilità odierna, dunque eleganti, semplici, sostenibili.
Il locale è anche bottega: in vendita i prodotti biologici della tenuta Il Borro, dall’olio extravergine di oliva, alle farine, alle uova, alle conserve di pomodoro biologico: un’antologia della toscanità. Inaugurato nel giugno 2024, Tivoli Palazzo Gaddi è la seconda proprietà di Tivoli Hotels & Resorts in Italia. Si trova a pochi passi dal Duomo, dalle Cappelle Medicee e dagli Uffizi, ed è la fusione di due palazzi storici. Con l’intento di preservarne la nobiltà rinascimentale, Patrizia Quartero ha curato gli interni delle camere, Guy Oliver gli spazi comuni. Oltre che ricco di affreschi e opere d’arte, è un hotel profumato, con essenze pensate in esclusiva per Tivoli Palazzo Gaddi. La ristorazione è affidata alla chef Iside De Cesare: ha una stella Michelin a Trevinano, nel Viterbese, con La Parolina, assieme al resident chef Salvatore Canargiu propone un ventaglio di offerte nell’hotel fiorentino. Si va dai menu fine dining del Ristorante Terrae alle ricette della tradizione, ma anche internazionali, del Milton Bar& Bistrot. Ordinate il cocktail «Lost Paradise»: rimanda al Paradiso Perduto di John Milton, poeta secentesco cui il locale è dedicato. Perché a Firenze ogni angolo evoca cultura, non solo italiana.
Altro luogo notevole della Firenze da mangiare (e da scoprire) è Luca’s Restaurant, all’interno del lussuoso hotel La Gemma, della famiglia Cecchi, che prevede l’apertura di altre sei «gemme» in Italia e all’estero.
Gli chef all’opera sono Tommaso Querini e Olivia Cappelletti. Agiscono per conto di Paulo Airaudo, un italo-argentino pluristellato chela general manager Laura Stopani ha scelto per la regia culinaria dell’hotel. Scelta azzeccata: l’incontro tra lo spirito latino e basco (ha lavorato a San Sebastian) di Airaudo e la cucina di Toscana porta nel piatto sintesi particolarmente gustose.
Firenze, non dimentichiamo, è la città del ristorante blasonato Enoteca Pinchiorri, fondato nel 1972 da Giorgio Pinchiorri, tre gloriose stelle Michelin e una cantina nota in tutto il mondo per la sua ricchezza di etichette, a partire dagli Champagne. In cucina c’è Riccardo Monco, che ha preso il timone dalla mitica ed elegantissima Annie Féolde. Una volta nella vita, si dice. Sì, una volta nella vita bisogna mangiare, e bere, nel locale che resta un faro per chiunque ami il buon vivere, non solo la buona tavola.