Lezione tra le lenzuola. Non di sessualità, bensì sull’importanza del dormire bene con un insegnante di eccezione, il professor Matteo Bassetti. Direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e da qualche mese alla guida del Consiglio di superiore di sanità della Liguria, l’infettivologo «pure dormologo» (commenta un utente) si mette in pigiama per intrattenere sui social, pardon, per educare a un buon sonno.
Sceglie di farlo non dal talamo di casa, o da un letto del suo reparto, ma da una delle stanze del Rex hotel residence della moglie, Maria Chiara Milano Vieusseux. Diventa dunque uno spot in chiave pubblicitaria. «Tra poco vedrete un bellissimo video fatto in un ambiente confortevole per il sonno, che parla dell’importanza del sonno per tutti noi e soprattutto per tutti voi», annuncia sul canale Instagram dell’hotel genovese della consorte, a Boccadasse, un suadente Bassetti in t-shirt a manica lunga.
Detto fatto, eccolo il professore a nanna, le coltri ben rimboccate mentre declama le virtù del dormire bene sotto una veduta del borgo marinaro e l’insenatura di Boccadasse. Le stesse inquadrature che abbiamo visto lo scorso settembre nella puntata genovese di 4 hotel, il reality condotto su Tv8 da Bruno Barbieri. «Ricorda più una stanza di ospedale», commentava uno dei quattro albergatori in gara, aggirandosi nel residence alberghiero che da quatto generazioni appartiene alla famiglia della consorte di Bassetti.
L’infettivologo si trova a proprio agio, in tutto quel bianco, e in veste da camera quadrettata mostra l’oggetto della lezioncina. «Il cellulare. Moltissimi oggi che cosa fanno? Vanno a letto e si addormentano con il cellulare davanti», esordisce. «Succede una cosa, la luce degli schermi che viene proiettata al buio interferisce con il nostro ritmo. Quale ritmo? Circadiano, sonno e veglia», prosegue. Il tono è appositamente colloquiale, pone domande, fornisce risposte per incoraggiare l’attenzione.
L’interferenza luminosa compromette «la nostra normale secrezione degli ormoni che regolano questo ciclo, che sono la melatonina e il cortisolo. Quindi se noi alteriamo melatonina e cortisolo alteriamo il nostro sonno». Sì, ma poi che cosa succede? Cambia l’inquadratura, il prof torna in maglietta e informa con un sorrisetto perfido: «Per vedere tutto il video, iscrivetevi sul canale Youtube».
Ci siamo andati, e il professore ancora una volta ha accolto i supporter della sua nuova piattaforma «di divulgazione scientifica e medica» con il medesimo pigiamino tristanzuolo, «nel letto di una delle camere dell’albergo Rex di Genova proprietà di mia moglie», informa sornione. Spiega che parlerà di una cosa fondamentale che si fa a letto.
«Che cosa si fa a letto? Si dorme», gigiona il primario. «Il sonno è fondamentale per la vostra salute», declama puntando l’indice contro la telecamera, così come fanno gli esperti di televendita. «Perché vi dico questo? Perché di notte dobbiamo dormire un numero di ore sufficienti, almeno 6-7 ore […] Bisogna trovare il modo di poterlo fare», esorta a mani congiunte don Bassetti, come se si trovasse in un confessionale.
«Il cervello di notte ha bisogno di riposare», incalza, per poi mettere in guardia: «Attenzione, dormire poco ci fa vivere di meno».
La lezioncina dall’alcova si conclude con una tirata d’orecchie sull’uso degli smartphone a letto «soprattutto da parte dei giovani che si addormentano con il cellulare davanti». E si ripete l’avvertimento circa l’effetto negativo della luce dello schermo «anche di tablet e televisore», che interferisce con il ritmo circadiano.
«Mi raccomando, continuate a seguirci qui su Youtube», saluta soddisfatto il professore.
Va ripetendo che non fa «il tuttologo», e all’università «nessuno insegna a noi medici a comunicare». Ce ne siamo accorti professore, durante la pandemia. Adesso insiste sull’importanza dell’empatia: «Nel nostro lavoro è la capacità di comprendere lo stato d’animo del paziente, capire perché reagisce e ci parla in un certo modo, che cosa prova, quali sono le sue emozioni profonde e i suoi intimi pensieri».
Erano ben altri i termini e i toni utilizzati dall’infettivologo quando contrastava duramente chi poneva dubbi su efficacia e sicurezza dei vaccini a mRna. Tra le sue innumerevoli bordate: «Quando sento dire dai no vax che non c’è nessuna emergenza legata al Covid penso che siamo di fronte a un analfabetismo funzionale. C’è un problema culturale e la responsabilità è della nostra scuola», dichiarava nel dicembre del 2021 a Tagadà su La7. «Per queste persone ci vorrebbe l’obbligo vaccinale, ma quello serio: ti mando i carabinieri a casa a prenderti». Oppure sosteneva: «A me interessa che la gente sappia che senza il vaccino va a schiantarsi».
Quella non era informazione scientifica e nemmeno empatia. Due settimane fa, presentando sul canale il suo ultimo libro Essere medico, spiegava che «se non sappiamo divulgare non potremo mai essere fino in fondo medici». E che «molti colleghi credono che perdiamo tempo», stando sui social, «quando vedo questi puzzoni che mi guardano […] io che sono arrivato al massimo della carriera universitaria […] mentre oggi è qua che si parla […] quando ci arriveranno saranno in ritardo», assicura l’infettivologo conversando con «psiconauta» Valerio Rosso, psichiatra e psicoterapeuta.
Tra una presentazione del libro, venerdì sarà a Verona a Eataly, un consiglio sulla longevità e l’altro sul dormire bene, Bassetti cucina anche in diretta paccheri con pomodoro e tanto burro commentando: «Trump sta facendo diventare l’America un Paese di no vax e non è una bella cosa». Potenza della comunicazione.