Indietro non si torna. Forse. Un anno fa il governo del cancelliere Olaf Scholz ha chiuso le ultime tre centrali nucleari ancora attive in Germania. Ma ora ci sono ripensamenti.
Sulla misura voluta dai Verdi, accettata dai socialdemocratici e molto osteggiata dai liberali la maggioranza si era divisa. Quelle centrali producevano solo il 6 per cento dell’elettricità consumata in un Paese che continua a puntare deciso sulle fonti rinnovabili. A differenza però delle pale eoliche o degli impianti fotovoltaici, quelle stesse centrali atomiche avevano un pregio: funzionavano sempre. Con il sole o con il cielo coperto, con il vento o la bonaccia. Secondo le cifre del Fraunhofer-Institute for Solar Energy Systems, la Germania ha prodotto 476 terawattora di elettricità nei dodici mesi precedenti all’uscita dal nucleare mentre l’anno dopo, fra il 16 aprile 2023 e il 15 aprile 2024, ne ha prodotti 425. Nello stesso periodo, la produzione di energia da fonti rinnovabili è però cresciuta dal 48,7 al 58,3 per cento. Un dato positivo, che indica la capacità del sistema tedesco di compensare l’addio all’atomo. Bruno Burger, esperto di energia presso l’Istituto Fraunhofer per i sistemi di energia solare, ha tuttavia spiegato al canale Ard che mentre aumentava l’energia «verde» diminuiva la cosiddetta potenza assicurata della centrale elettrica. Traduzione: l’approvvigionamento di energia dipende di più dal tempo atmosferico, e con il progressivo spegnimento anche delle centrali a carbone, «la potenza assicurata della centrale elettrica è in ulteriore calo». Burger sostiene che nuovi sistemi di batterie ad accumulo aiuteranno presto a risolvere il problema: intanto la Germania si è messa a importare la meno costosa energia elettrica prodotta nelle centrali atomiche francesi. L’apparente contraddizione ha permesso al segretario generale della Cdu Carsten Linnemann di tornare a definire l’eliminazione del nucleare «un errore storico». Anche Ralf Stoffels, vicepresidente della Camera di Commercio e dell’Industria tedesca (DIHK), ha dichiarato a maggio: «Ci preoccupa quando forme di generazione di energia vengono eliminate senza che sia altrettanto trasparente il modo in cui si intende impedire potenziali carenze di elettricità». Nonostante il calo dei prezzi del 17 per cento dallo scorso aprile, un sondaggio condotto da Verivox sempre in quel mese indica che il 51,6 per cento dei tedeschi considera l’uscita dall’atomo un passo falso. E ciascuno dei tre partiti di maggioranza affronta le elezioni europee con sondaggi da far tremare i polsi.