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C’è una Presidente nei guai

C’è una Presidente nei guai

Ursula von der Leyen vacilla: ci sono le critiche alla sua gestione nelle sanzioni alla Russia e, soprattutto, l’inchiesta che la coinvolge per gli acquisti «secretati» di vaccini anti-Covid da Pfizer. E il rischio per il suo mandato è concreto.


Non tira buona aria al Berlaymont, il palazzo di Bruxelles che ospita la Commissione europea. La notizia che l’Ue abbia stipulato con Pfizer un contratto che la obbliga a continuare ad acquistare dosi di vaccino anti-Covid, oltretutto pagandole a un prezzo più alto, è soltanto l’ultimo degli scandali che stanno coinvolgendo Ursula von der Leyen, confermata presidente dell’esecutivo Ue nel 2019 con la maggioranza più risicata nella storia delle istituzioni europee (appena 383 voti a favore, su 733 votanti).

Quel pessimo debutto non l’ha incoraggiata al confronto, anzi: dal primo giorno, la presidente si è arroccata nel suo «bunker» al 13esimo piano (dove un bagno è stato convertito in stanza da letto per farla dormire in ufficio) e ha concentrato il processo decisionale nelle sue mani, strizzando costantemente l’occhio all’amministrazione americana di Joe Biden, con la benedizione di eurosocialisti e centristi Ue, cui deve la sua nomina. Risultato: la presidente è ormai in guai giudiziari e politici, dovuti alle improvvide iniziative adottate nel corso della guerra in Ucraina.

A cominciare da quelle sanzioni che dovevano spezzare le reni a Mosca: l’economia russa tornerà a crescere dello 0,3 per cento, mentre il Vecchio continente arranca impoverito dall’inflazione. Come responsabile della politica comune è stata lei a concordare le sanzioni alla Russia direttamente con Washington. È stata lei a chiamare Mario Draghi per chiedergli di «fare la magia», convincere gli Usa a congelare i 643 miliardi di dollari di riserve in valuta estera di Mosca. È stata lei a spingere per il sesto pacchetto di sanzioni, vietando l’importazione di petrolio russo, senza neanche avvisare alcuni Stati membri. Ed è stata lei a congratularsi per prima con Biden per le misure anti-inflattive Usa, benché indeboliscano la stessa Unione. A che gioco gioca Ursula?, viene da chiedersi.

Lo zelo nei confronti degli Stati Uniti si è dispiegato soprattutto nelle relazioni intrattenute da Von der Leyen con la multinazionale americana Pfizer, che le sono costate pesanti grane giudiziarie: sono proprio i contratti d’acquisto, negoziati con procedure opache, che rischiano di porre fine anzitempo alla sua carriera. Non sarebbe la prima volta che l’organo di governo della Ue inciampa sulla trasparenza: è successo anche nel 1999, quando la Commissione Santer dovette dimettersi per le accuse di nepotismo, falsificazione e interessi privati in atti d’ufficio rivolte alla commissaria francese Edith Cresson, socialista. A posteriori, i motivi che provocarono la caduta di Santer sembrano bagattelle rispetto alle accuse cui deve rispondere oggi von der Leyen, accerchiata dalle istituzioni dell’Unione: dal suo stesso collegio di commissari all’Europarlamento, passando per Corte dei Conti, Difensore Civico e soprattutto la Procura generale dell’Unione europea che ha aperto un’inchiesta.

L’articolo uscito sul New York Times ad aprile 2021, in cui il quotidiano rivelava che la presidente aveva deciso di sostituire AstraZeneca con Pfizer conducendo gran parte della trattativa con l’amministratore delegato Albert Bourla via sms, ha scatenato la tempesta giudiziaria. La Commissione dapprima è caduta dalle nuvole, poi, a giugno 2022, ha dichiarato che gli sms sono stati cancellati. Qualcosa di simile era già accaduto quando la presidente era ministro della Difesa in Germania: sotto indagine per irregolarità nell’assegnazione di appalti, disposta via sms, Von der Leyen se la cavò dicendo che, cambiando cellulare, li aveva persi.

La prima indagine per «cattiva amministrazione» la apre, il 16 settembre 2021, il Difensore civico europeo Emily O’Reilly: si conclude con la condanna dell’esecutivo per «malgoverno». Nel frattempo la commissione Covid del Parlamento europeo chiede copia del contratto con Pfizer, e solo dopo innumerevoli richieste Von der Leyen lo rende pubblico. Peccato che, come mostra il 28 ottobre 2021 l’europarlamentare cristiano-democratico romeno Cristian Terhes, sia pieno di omissis, evidenziati in nero, che nascondono i passaggi cruciali su prezzo e condizioni d’acquisto: altro che «trasparenza». A giugno 2022, dieci Paesi membri Ue comunicano a Von der Leyen che non acquisteranno più dosi: «Troppo spreco di risorse pubbliche». È a questo punto che si mette in moto la Corte dei conti Ue. Nel report annuale di 54 pagine uscito il 12 settembre 2022, l’organo di controllo che, prevedendo ben 10 dosi di vaccino anti-Covid per ognuno dei 447,7 milioni di cittadini europei (allo stratosferico costo di 71 miliardi di euro), l’Ue ha acquistato circa 1,4 miliardi di vaccini di troppo: uno spreco, a carico dei contribuenti Ue, di circa 20 miliardi.

Sempre a giugno esplodono nuove tensioni, dopo che la presidente decide di sbloccare i fondi del Pnrr alla Polonia solo in virtù dell’utilità strategica di Varsavia per Washington, passando sopra i presunti abusi della magistratura polacca. Cinque commissari, tra cui i vicepresidenti Frans Timmermans e Margrethe Vestager, le scrivono accusandola di non tener conto delle opinioni della Commissione. Il 14 ottobre 2022, altra tegola: il quotidiano La Verità rivela che il marito Heiko von der Leyen – dirigente della multinazionale Usa Orgenisis Inc., specializzata in terapie geniche – è stato nominato nel Consiglio di sorveglianza del Centro di sviluppo di terapie geniche a Rna di Padova, che si è aggiudicato 320 milioni di euro di fondi del Pnrr. Il «First Husband», in pratica, vigila su fondi erogati dalla moglie. Heiko lascia l’incarico, Orgenesis Italy rimane però nel consorzio, a beneficiare dei prestiti Ue.

È a questo punto che la Procura europea, guidata da Laura Kövesi, annuncia ufficialmente di aver avviato un’indagine sull’acquisizione dei vaccini nell’Ue, mentre la Commissione, poche settimane dopo, è lambita anche dallo scandalo Qatargate, in cui è coinvolto il commissario Margaritis Schinas. La commissione Covid vieta l’accesso dei lobbisti Pfizer all’Europarlamento e convoca in audizione pubblica la presidente per metterla sulla graticola. Cosa rischia Von der Leyen? Non solo le dimissioni, dato che il Procuratore Ue indaga su questioni penali. Se è vero che gran parte dei vaccini sono stati alla fine pagati dagli Stati membri, l’Ue ha tuttavia finanziato direttamente, con 2,5 miliardi di euro, i costi iniziali di produzione: donna Ursula ne dovrà rispondere in prima persona, oltre a giustificare la sua visione euroatlantica, più che eurocentrica, che sta contribuendo all’impoverimento dei cittadini europei.

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