Sembra che chi lo conosce bene sappia quanto possa essere irascibile Romano Prodi. E a Bologna, la sua città, lo sanno bene. Dopo la figuraccia della tirata di capelli alla giornalista Mediaset Lavinia Orefici, prosegue la saga del «padre nobile» della sinistra. Questa volta è Massimo Giletti a tirar fuori del nuovo materiale. Nella puntata di Lo Stato delle cose, in onda questa sera in prima serata su Rai3, il giornalista mostrerà delle nuove immagini esclusive che vi possiamo far vedere in anteprima. Immagini che raccontano di un altro episodio avvenuto circa due anni fa. Il Professore poco dopo essere entrato in un bar con la moglie Flavia Franzoni reagisce furiosamente a un commento del barista che gli stava preparando il caffè. Il cameriere che questa sera sarà ospite del programma racconta di non aver detto granché. Un commento generale sulla deriva che sembra aver preso la politica negli ultimi anni. Nulla di grave insomma, né insulti né offese. A Prodi però si «chiude la vena», come si usa dire in questi casi, e innesca uno scontro verbale durissimo che durerà appena una manciata di secondi. «Stro…zo!» avrebbe urlato l’ex premier per poi andarsene senza neanche consumare il caffè.
I dettagli della vicenda saranno raccontati dalla stessa vittima dell’aggressione verbale, che forse verrà accusata di mentire così come è successo a Lavinia Orefici, la giornalista Mediaset a cui il Professore ha tirato i capelli per una domanda sgradita sul Manifesto di Ventotene e trattata come una bugiarda dall’esercito dei #IoStoconRomano. Tra i tanti, lo ricordiamo, Luca Bottura, Massimo Giannini, Enrico Letta, Debora Serracchiani, Nico Stumpo, Luca Bizzarri, Alessandro Milan e tanti altri. Nessuno di loro ha chiesto scusa dopo che Giovanni Floris ha diffuso durante la scorsa puntata di DiMartedì il video della tirata di capelli da una prospettiva inequivocabile. La sintesi è evidente: Prodi quando ha detto di averle semplicemente messo una mano sulla spalla ha mentito. Dopo il video è stato costretto a rilasciare una dichiarazione che però ha del surreale perché riesce a sostenere che il suo fosse un gesto d’affetto.
E poi, prima di iniziare un piagnisteo intriso di vittimismo: «Penso sia un diritto di ciascuno, non importa affatto quale ruolo abbia ricoperto nella vita, rivendicare la propria storia», scrive: «Il gesto che ho compiuto appartiene a una mia gestualità familiare. Mi sono reso conto, vedendo le riprese, di aver trasportato quasi meccanicamente quel gesto in un ambito diverso. Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio. Ma è evidente dalle immagini e dall’audio che non ho mai inteso aggredire, né tanto meno intimidire la giornalista». In nessun passaggio si scusa per il gesto, né per aver mentito, né per aver implicitamente accusato la giornalista di mentire. Lavinia Orefici non viene mai chiamata per nome.
L’imbarazzo è talmente diffuso che molti giornali il giorno dopo titolano: «Le scuse di Prodi», di fatto diffondendo una notizia completamente falsa. Non finisce qui perché Giletti nel suo Lo Stato delle cose mostrerà anche il video di un altro collega maltrattato dall’ex presidente del Consiglio. È un episodio che risale al 2014, 11 anni fa. Segno che le reazioni eccessive farebbero proprio parte del carattere di Prodi. Il collega, uomo in questo caso, per cui meno degno di attenzione evidentemente, poneva una semplice domanda e solo per questo gli venivano tirate le guance. Un buffetto direbbe qualcuno, ma in realtà si tratta di un altro gesto umiliante di rimprovero. L’episodio passò sottotraccia. Erano altri anni, non esisteva tutta questa sensibilità al tema. Sensibilità sollevata dalla sinistra ma poi, come abbiamo visto, utilizzata solo quando interessa, quando è funzionale alle proprie mire politiche.
Goffi i tentativi di questi giorni di aizzare altri casi per coprire il fattaccio come il litigio tra Giovanni Donzelli (Fdi) e Giacomo Salvini, giornalista del Fatto Quotidiano autore del libro sulle chat private del partito di Giorgia Meloni. Il parlamentare aveva detto ad altri cronisti appostati all’ingresso laterale della Camera «Finché c’è questo pezzo di m… non parlo con i giornalisti, con affetto». I casi sono stati paragonati, ma in quell’occasione Donzelli, a differenza di Prodi, ha chiesto subito scusa al collega offeso. Prodi di scuse non ne vuol sentir parlare. E, anzi, continua indefesso la sua campagna pro Cina in Italia e in Europa. Sbaglia chi crede alla storia del «povero professore». Prodi ha una testa che cammina a lavora come non mai e non può non avere un’influenza sul Pd, erede del suo Ulivo. Questo a molti non piace e c’è chi ipotizza un giallo dietro alla diffusione del video che lo sbugiarda con la Orefici.
A ogni modo spiace per l’esercito dei #IoStoconRomano, ma il re è nudo. E non lo è mai stato più di così.