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Inzaghi, troppe ammonizioni e un vizio da togliersi

Inzaghi, troppe ammonizioni e un vizio da togliersi

L’allenatore dell’Inter e un vizio che si porta dietro da sempre: protestare e uscire dall’area tecnica. La statistica sui gialli e i rossi che danneggia la sua immagine e l’Inter

Simone Inzaghi che si sbraccia, protesta, corre lungo la linea laterale, esce dall’area tecnica inseguito dallo sventurato quarto ufficiale di turno, torna indietro, si scusa, travolge tutto e tutti, si scusa ancora e ricomincia. In loop. Uno spettacolo nello spettacolo che accompagna le partite dell’Inter, roba da chiedere un supplemento al prezzo del biglietto perché il match ingaggiato ormai settimanalmente dal tecnico interista con il regolamento è diventato parte integrante dello show. Non senza conseguenze, visto che Inzaghi sta sfondando in questa stagione tutti i primati per ammonizioni ricevute in campionato: non è l’allenatore più espulso, Gasperini lo batte per distacco, ma quello sanzionato con maggiore regolarità dagli arbitri per il modo “esuberante” con cui interpreta il suo (non) stare in panchina.

Contro l’Udinese nella 30° giornata è riuscito nell’impresa di fare doppietta: prima il cartellino giallo semplice e poi l’espulsione diretta, decisa da Chiffi quando il tecnico è letteralmente esondato in campo per protestare dopo una decisione arbitrale da cui era nata una grande occasione per gli avversari. Un doppio provvedimento che ha portato il conto a 9 ammonizioni e una espulsione in 30 partite: una ogni tre. Dato che cancella un luogo comune secondo cui all’interista, che aveva lo stesso vizio anche quando allenava la Lazio, viene perdonato troppo in Serie A. Per avere un termine di paragone, i gialli in Champions League sono stati fin qui 2 (comminati nelle sfide contro Young Boys e Arsenal) nelle prime 10 sfide: una ogni cinque.

Inzaghi, troppe ammonizioni e un vizio da togliersi
(Ansa)

Contro il Parma non sarà in panchina, come già accaduto con l’Empoli nel cuore dell’inverno. E sarà comunque sotto diffida, particolare che può incidere in una volata scudetto in cui anche i dettagli contano e avere o no il proprio allenatore a bordo campo e non in tribuna può fare la differenza.

Inzaghi è recidivo e si trascina dai tempi della Lazio il vizio di agitarsi troppo in panchina, uscire dall’area tecnica, ingaggiare duelli a distanza con arbitro e quarto ufficiale. Tutti, senza distinzione. L’elenco di chi ha estratto il cartellino giallo è lungo e vario: Mariani (2 volte), Feliciani (più una da quarto ufficiale), Massa, Pairetto, Marinelli, La Penna, Doveri e Chiffi. Escluso, dunque, che il problema sia la soglia di sopportazione dei direttori di gara ed escluso che possa essere risolto alla radice modificando il loro approccio.

La realtà è che Inzaghi, cresciuto enormemente dal punto di vista tattico e ormai uno dei top d’Europa anche se spesso viene considerato più all’estero che in Italia, deve togliersi questa abitudine e comportarsi a bordo campo come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi. Ne va della sua immagine e di quella del suo club perché lo spettacolo nello spettacolo funziona per un po’ ma alla fine stanca. E rilancia l’idea di un tecnico incapace di autocontrollo, perennemente in guerra con tutti, adrenalinico e poco lucido. Non corrisponde alla realtà, ma è quello che lascia nell’occhio dello spettatore tutte le volte che si chiude il sipario e resta solo da aggiornare la statistica.

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