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Come sarà il Milan senza Champions League

Come sarà il Milan senza Champions League

Carinale al bivio: come coprire gli almeno 60 milioni di ricavi perduti? Ecco chi può partire sul mercato per cercare la plusvalenza salva conti che serve a meno di miracoli da parte di Conceicao

Senza Champions League sarà un altro Milan, oggi difficile da descrivere con certezza perché la verità è che la mancata qualificazione all’Europa che conta che si va delineando rappresenta una prima volta nell’era dei fondi a Casa Milan. Non assoluta, visto che il primo Milan di Elliott dovette aspettare per ritrovare sul campo l’ebbrezza di giocare la Champions League scontando anche un anno di bando imposto dalla Uefa per i problemi sorti nella gestione cinese, ma relativa al processo di crescita e consolidamento avviato nel 2018. Dall’autunno del 2021 in poi c’è sempre stato l’appuntamento più redditizio dal punto vista dei ricavi nell’agenda rossonera e prima Elliott e poi RedBird hanno sempre reinvestito gli introiti generati dalle qualificazioni sul mercato. Un business plan che ha consentito alle dirigenze che si sono alternate di poter godere sempre di un tesoretto senza dipendere dalle cessioni di calciatori, tutto sotto la supervisione dei responsabili finanziari custodi della necessità di tenere il bilancio finale in equilibrio.

E ora? Senza un miracolo della squadra di Conceicao, per la prima volta da quando si è avviato il meccanismo virtuoso il Milan dovrà affrontare una programmazione per sottrazione. Verranno a mancare non meno di 60 milioni di euro, l’assegno recapitato in via Aldo Rossi dalla Uefa in questa stagione in cui la corsa si è fermata ai playoff rispettando l’obiettivo minimo scritto nel budget previsionale. Denaro cui vanno aggiunti i cinque incassi delle partite giocate a San Siro. Rientrare dalla finestra dell’Europa League limiterebbe un minimo l’impatto (la stima è circa 20 milioni di possibili ricavi), farlo dal pertugio della Conference League non sposterebbe il ragionamento. Soldi in meno da destinare al mercato, seguendo la logica di Cardinale, ma anche fondamentali per mantenere in corretto equilibrio ricavi e costi a partire dal monte ingaggi.

Senza Champions League, dunque, il Milan dovrà immaginare una dieta dimagrante. Nulla di drammatico, ma parte di quegli introiti andranno cercati nel player trading provando a mettere a segno dal 1° luglio in poi una plusvalenza importante, sullo stile dei 59 milioni generati dal passaggio di Tonali al Newcastle nell’estate 2023 che furono fondamentali per il secondo utile di RedBird, altrimenti lontano visto che rispetto alla stagione prima il percorso in Champions League si sarebbe concluso ben prima delle semifinali.

Nella rosa attuale ci sono pochi (ma buoni) calciatori con cui è possibile fare cassa. In ordine di importanza il primo è Leao anche senza arrivare alla clausola da 175 milioni di euro sottoscritta al momento del rinnovo: a giugno il suo valore a bilancio sarà di 16 milioni, quanto resta di un costo storico aggiornato che sfiora i 50. Stesso discorso per Theo Hernandez, arrivato a Milano nel 2019 e iscritto ormai per meno di 3 milioni; è vero che le sue quotazioni sono in ribasso e la scadenza del contratto nel 2026 non aiuta, ma ogni cifra rappresenterebbe una plusvalenza quasi netta. Non a caso in gennaio i 40 milioni proposti dal Como avevano ingolosito Furlani e la dirigenza rossonera.

Terzo nome: Mike Maignan che prese il posto di Donnarumma a un prezzo vantaggioso nel 2021 e il cui valore rimanente a bilancio al 30 giugno sarà di 3,2 milioni di euro. Le prestazioni di questa stagione non sono state straordinarie, ma è difficile immaginare che non abbia mercato a livello internazionale anche se non alle cifre che avrebbe potuto spostare nei mesi dopo la conquista da protagonista dello scudetto.

Per tutti gli altri il punto di partenza è più alto, a partire da Tijani Reijnders che rappresenta uno dei tasselli su cui il Milan intende fondare il prossimo progetto sportivo. Prolungherà a breve il contratto con adeguamento ed è difficile immaginare una partenza per ragioni di bilancio. Inamovibile Santi Gimenez, appena acquistato e non a prezzo di saldo, senza un vero mercato che possa garantire un assegno da urlo gli altri. In estate arriveranno i soldi di Pierre Kalulu, nel caso la Juventus dovesse procedere al riscatto, che saranno utili ma non decisivi per colmare il buco della mancata qualificazione alla Champions League. Quelli della vendita di Charles De Ketelaere, perfezionata formalmente a febbraio quando è scattato l’obbligo da parte dell’Atalanta, entreranno invece nel conto economico di questa stagione.

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