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Vincenzo Italiano, il più sottovalutato degli allenatori italiani

Vincenzo Italiano, il più sottovalutato degli allenatori italiani

Sta facendo miracoli con il Bologna post Thiago Motta e nella sua carriera ha (fin qui) solo successi. Eppure non è nell’elenco dei più considerati da pubblico e critica

Vincenzo Italiano sta facendo miracoli con il Bologna, gioca un calcio bello da vedere ne redditizio, viaggia alla velocità di crociera del Bologna di Thiago Motta anche se, rispetto alla squadra qualificata alla Champions League al termine di una stagione indimenticabile, ha dovuto affrontare le fatiche europee e fare a meno dei pilastri di quel gruppo: Calafiori, Zirkzee, Saelemaekers e per parte dell’annata anche Ferguson. Italiano fa miracoli, ma nessuno lo dice ad alta voce e la verità è che il classe 1977 che siede sulla panchina dei felsinei è a pieno diritto l’allenatore più sottovalutato del calcio italiano.

Sarà perché poco incline ai compromessi tattici, o forse per le finali perse in serie sulla panchina della Fiorentina da dove è andato via senza che i tifosi si stracciassero le vesti, anzi. O sarà perché ha un carattere diretto, ruspante, esulta dando libero sfogo alle sue emozioni, allena senza indossare giacca e camicia e non fa nulla per essere diverso da quello che é nella realtà.

Tutti elementi che non possono oscurare una carriera quasi unica in un panorama in cui anche i migliori, ogni tanto, sono inciampati in fallimenti ed esoneri. Da quando è sbarcato nei professionisti, il suo è stato un percorso netto. Due promozioni di fila dal 2018 al 2020: prima con il Trapani dalla Serie C alla B e poi con lo Spezia dalla cadetteria alla massima serie, storica prima volta per i liguri salvati un anno dopo con un comodo 15° posto.

Salto a Firenze e anche qui solo buoni raccolti della semina. Rientro in Europa che mancava da cinque stagioni, piazzamenti alle spalle delle super big del calcio italiano e le semifinali di Coppa Italia (almeno) diventate il giardino di casa: nessuno mai con i viola era riuscito a giocarle per tre anni di fila prima di Vincenzo. Certo, anche le finali perse in serie non senza rimpianti. Il gol preso in contropiede da Bowen all’ultimo secondo di quella contro il West Ham a Praga e la zampata di El Kaabi al minuto 116 di quella contro l’Olympiacos ad Atene.

Due Conference League volate via senza un vero perché e che hanno lasciato in eredità l’amara sensazione di aver gettato al vento l’opportunità di scrivere un pezzo di storia. Perché? Integralismo, per i detrattori. Semplice legge dello sport dove si può anche perdere, secondo gli altri. Quelli che nella parabola viola di Vincenzo Italiano hanno preferito sottolineare il percorso senza fermarsi alla contabilità dell’obiettivo finale. Anche la Coppa Italia persa contro l’Inter all’Olimpico è stata vissuta come un rimpianto.

A Bologna lo ha accolto una panchina di quelle con appeso il cartello “Attenzione, pericolo!”. Doveva far dimenticare Thiago Motta e la storica qualificazione alla Champions League, suturare le ferite di un mercato non all’altezza della prima volta nell’Europa dei grandi, proporre un calcio moderno e funzionale, far sbocciare talenti che solo qualche mese fa erano delle scommesse. Insomma, fare tutto bene e in fretta. Comunque vada a finire, il Bologna di Italiano ha centrato tutte le missioni che erano state consegnate. E, dunque, cresce il dubbio: è l’allenatore più sottovalutato d’Italia?

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