«È ora che ci riappropriamo della verità e che chiamiamo mistificazione ciò che è mistificato. Io proseguirò, finché ce la faccio, a fare dischi controcorrente e a dare il mio contributo per pensare con la nostra testa». Parola di Vittorio Nocenzi, pianista, compositore e cuore del Banco del Mutuo Soccorso, leggendaria band prog rock da lui stesso fondata nel lontano 1968 e che oggi sta conoscendo una seconda vita artistica con una formazione rinnovata e una acclamata trilogia sull’esistenza umana, che oggi arriva alla sua conclusione con il nuovo album Storie invisibili. Squadra che vince non si cambia e così, dopo Transiberiana (2019) e Orlando: le forme dell’amore (2022), anche il nuovo concept album Storie invisibili è stato composto a sei mani da Vittorio Nocenzi, da suo figlio Michelangelo Nocenzi e da Paolo Logli, sceneggiatore, autore, regista e cantastorie esperto di musica. Storie invisibili è disponibile in streaming, in CD Digipack e Vinile giallo trasparente (entrambe in limited edition, 1000 copie di ogni formato, numerate e autografate da Vittorio Nocenzi), con libretto contenente tutti i testi e commenti sull’album in italiano e in inglese. L’album sarà presentato al pubblico con due meet&greet, il 6 marzo a Milano (ore 18.30 presso Dischivolanti, Ripa di Porta Ticinese 47) e l’11 marzo a Roma (ore 18.00 presso Discoteca Laziale, Via Giolitti 263), mentre il tour primaverile prenderà via il 7 marzo al Teatro Dal Verme di Milano e si concluderà il 7 maggio al Palacongressi di Agrigento.
Per una curiosa coincidenza del destino, intervistiamo telefonicamente Vittorio Nocenzi il 21 febbraio, data tristemente nota ai numerosi fan del Banco perché coincide con la morte, in un incidente stradale del 2014, dello storico cantante Francesco Di Giacomo. «Ormai non credo più alle coincidenze. Proprio oggi, undici anni fa, Francesco stava a casa mia a pranzo, è uscito da qui per tornare a Zagarolo ed è morto in un incidente», ricorda con commozione Nocenzi. «È un bene che, con Storie Invisibili, si sia concluso questo nuovo capitolo della storia del Banco. Tre cose mi hanno fatto proseguire: prima di tutto un’enorme pressione positiva da parte dei fan, in molti mi hanno scritto “Vittorio, non puoi far smettere il Banco, ne abbiamo bisogno”: incassare la stima e l’ammirazione di così tante persone mi ha responsabilizzato, non potevo deluderle. La seconda idea è che, finché farò concerti con il Banco, Rodolfo Maltese (storico chitarrista del gruppo, morto il 3 ottobre 2015 n.d.r.) e Francesco Di Giacomo saranno ricordati ogni sera. Infine, quando il destino ti toglie, dall’altra ti dà qualcosa di insperato. Quando sono mancati due punti di riferimento così importanti per me, ho scoperto nel mio terzo figlio Michelangelo il mio alter ego musicale».
Non deve essere sempre facile lavorare a stretto contatto con il proprio figlio, ma Nocenzi ci ha raccontato che tra lui e Michelangelo si è creata una vera e propria magia nel comporre gli ultimi tre album: «Ogni volta che lui suonava al pianoforte mi scattava un’idea e mi attivava delle riflessioni, così abbiamo scritto insieme tre album, Transiberiana, Orlando e Storie Invisibili», sottolinea il fondatore del Banco. «Quando Michelangelo accenna un tema, una cadenza armonica, quasi sempre mi piace e la sento mia, a volte mi sembra quasi di averla composta io stesso. Mi fido di lui, che è cresciuto a pane e Banco, mi ha sempre visto fare il musicista e non devo spiegargli niente. Lui è se stesso e con la sua sensibilità riesce a interfacciarsi incredibilmente bene con gli altri membri della band (il cantante Tony D’Alessio, il chitarrista Filippo Marcheggiani, il bassista Marco Capozi e il batterista Dario Esposito)». L’idea di scrivere una trilogia dedicata all’esistenza umana nasce nel 2015, un anno molto duro per il Banco, con la scomparsa di Rodolfo Maltese e l’emorragia cerebrale che colpisce Vittorio Nocenzi. Ma la storia del gruppo è destinata a rinnovarsi e a ripartire, con la voglia di progettare qualcosa di mai fatto prima: un racconto molto più ampio del solito, tre album collegati uno all’altro in modo da formare un quadro unico. «Prima di ogni brano mettiamo a fuoco il concept, la narrazione, la parte testuale, che per me sono altrettanto importanti rispetto alla musica e che mi ispirano a scrivere in una direzione anziché in un’altra», sottolinea Nocenzi. «Non scrivo mai una nota se prima non mi è chiaro quale sia esattamente la narrazione, così è nata Transiberiana, il viaggio più lungo che si può fare in treno, oltre 3000 km, che è anche una metafora del viaggio della vita, con le sue aspettative, i suoi sogni e gli inevitabili imprevisti».
Dopo il successo di pubblico e di critica di Transiberiana, il secondo capitolo della trilogia è stato, nel 2022, Orlando: le forme dell’amore: «Quando abbiamo affrontato l’Orlando Furioso, capolavoro del Rinascimento italiano, è stata un’impresa da far tremare i polsi. Il poema era troppo vasto, roba da farci un triplo album, così abbiamo dovuto metterci i paletti da soli, focalizzarsi e scegliere solo alcuni episodi, selezionando ciò che per noi era più emozionante e che avesse delle analogie con la contemporaneità, come la violenza nei confronti delle donne, l’emergenza climatica e l’immigrazione». L’espediente narrativo di raccontare storie e personaggi del passato per poi ricollegarli all’attualità ritorna anche nell’ultimo album Storie invisibili, dove il particolare diventa universale e contemporaneo, attraverso il racconto di dodici storie individuali di personaggi comuni ma che rappresentano tutti noi e che costituiscono la storia vera dell’umanità. Donne e uomini reali fotografati in momenti delle loro vite, nelle loro vicende personali, o all’interno di periodi storici del genere umano, attraverso le quali poter parlare di tutti noi, spesso alludendo ai grandi temi dei nostri tempi. L’ultimo moro dell’Alhambra e Sarà ottobre, ad esempio, raccontano vicende lontane nel tempo, eppure ancora attuali, come se la storia non avesse insegnato nulla agli uomini. «Purtroppo no, amico mio, non scopriamo niente di nuovo», spiega Nocenzi. «Se fossimo stati attenti alle lezioni della storia avremmo evitato tante atrocità: non ci sarebbe stato l’assedio a Sarajevo, i bombardamenti dei russi sui civili in Siria, che poi sono scappati in Europa. Per i russi, noi occidentali siamo sempre stati il modello antagonista al loro autoritarismo autocrate. In realtà la guerra non è contro l’Ucraina, ma contro l’Europa, La casa blu parla proprio di questo. Ci sono due melodie cantate contemporaneamente, una è quella dell’ucraino sotto le bombe, cantata da Tony, l’altra è la mia voce che fa una sorta di telecronaca giornalistica delle immagini atroci, dei bombardamenti e dei massacri di innocenti». Il primo singolo estratto dall’album è Il mietitore, «un elogio al popolo dei trattori, ci dimentichiamo che sono stati i salvatori della nostra specie, senza contadini ci saremmo estinti come i dinosauri».
Nonostante le 74 primavere, Nocenzi è un grande appassionato di tecnologia: «Io amo moltissimo lavorare al computer: mi permette di essere spontaneo, istintivo e catturare l’attimo fuggente. Se poi voglio maturare quella intuizione e completarla, il computer mi consente di farlo in sicurezza, senza perdere l’originale. Quando registravo sui nastri analogici non potevo farlo, per questo sono innamorato della tecnologia, non dobbiamo averne paura perché è uno strumento e non un fine». Il pianista e tastierista del Banco non sembra troppo spaventato dalla rivoluzione ormai in corso dell’Intelligenza Artificiale: « La AI non potrà sostituire l’uomo, se siamo attenti a capire la differenza dove sta, perché c’è una parte irrazionale, illogica, istintiva, viscerale che una macchina non potrà mai emulare. Bisogna andare controcorrente, c’è bisogno di diversità, perché la diversità, nel momento in cui non è più temuta come pericolo, ma è amata come opportunità di conoscenza, toglie automaticamente spazio all’omologazione della AI». Il musicista è entusiasta dell’accoglienza ricevuta dall’album Storie invisibili («abbiamo già oltre 3.000 prenotazioni in prevendita») e della sua nuova etichetta, la Saifam: «Noi abbiamo la fortuna di aver trovato, dopo una major, un’etichetta italianissima, autonoma e indipendente, anche se fa parte del grande mondo Sony, la Saifam Group, la cui sede centrale è vicino Verona. Si è rivelata una realtà appassionata, concreta, solida, hanno la loro distribuzione discografica in tutta Italia e hanno degli interlocutori molto attenti, che ci hanno seguito in tutto durante la produzione dell’album». Dal suo osservatorio privilegiato di artista sempre attento alle dinamiche sociali, Nocenzi è ottimista rispetto a ciò che sta accadendo negli ultimi tempi: «Credo che sia arrivato il momento in cui, sotto il cemento da cui siamo sommersi, è spuntata di nuovo l’erba verde: te lo dico con certezza. La gente non ne può più di questo nulla, vuole tornare a sognare, pensare, sentire di avere una coscienza e un’opinione personale, non si può andare avanti facendo solo i leoni da tastiera e lanciare bombe dolorose, stando vigliaccamente nella propria stanza. Bisogna rientrare nella vita, avendo degli ideali di riferimento e delle scale di valori, altrimenti non ne usciamo vivi».