Harry Styles concerto
(Ansa)
Musica

Cosa ci dice la classifica dei concerti più visti in Italia

Tra i primi 10 show con maggiori spettatori in Italia nel 2023, ben 8 sono di artisti internazionali, con in testa Harry Styles, mentre le classifiche degli album e dei singoli più venduti sono dominate dai trapper italiani

Gli italiani sono autarchici nell’ascolto della musica (quasi esclusivamente in streaming), ma esterofili per quanto riguarda i grandi concerti. È quanto emerge dalla comparazione tra le canzoni e gli album più ascoltati e la classifica dei concerti più visti del 2023, ma la stessa, identica tendenza si sta ripetendo anche nella prima metà del 2024. Ciascuno di noi ha, dentro il suo smartphone, oltre 100 milioni di brani (sia che si ascoltino gratis con la pubblicità o con un abbonamento premium), disponibili in ogni momento e in ogni luogo: potremmo ascoltare qualsiasi tipo di genere e qualsiasi tipo di artista, proveniente da ogni parte del mondo, allargando costantemente le nostre conoscenze verso nuovi orizzonti sonori. Solo in teoria, però.

Basta dare un’occhiata alle classifiche FIMI degli ultimi cinque anni per rendersi conto che la musica italiana abbia ormai soppiantato quasi del tutto quella internazionale nelle preferenze dei nostri connazionali, sia per quanto riguarda gli album (tra i primi 20 dischi non troviamo nemmeno un artista internazionale: il primo è il trapper Travis Scott al 22esimo posto con Utopia) che nei singoli (nella Top 20 del 2023 restano i soli Bizarrap & Quevedo e Miley Cyrus a rappresentare la musica internazionale). Potenzialmente, potremmo ascoltare qualsiasi cosa, mentre in realtà, i nostri connazionali, soprattutto gli adolescenti che sono la fetta maggiore degli utenti dello streaming, si limitano ad ascoltare trapper o cantanti urban italiani, maschi, generalmente under 25.

Un panorama desolante, quello che emerge dalle classifiche del 2023, che si è ripetuto esattamente anche nelle charts degli album più venduti del 2024, dove la sola Taylor Swift compare al tredicesimo posto con il suo fortunatissimo The Tortured Poets Departement, e nei singoli più ascoltati, dove, nella Top 20, troviamo i soli FloyyMenor al 16esimo posto con Gata Only e Benson Boone al 19esimo posto con Beautiful Things.

Il panorama, però, cambia completamente nella classifica dei concerti più visti del 2023, che ha da poco diffuso la Siae nel suo rapporto su Spettacolo, Intrattenimento e Sport, rivelando che "con quasi 265 milioni di spettatori, 60,5 milioni in più rispetto all’anno scorso (+30%), il 2023 ha sfiorato il livello del periodo pre-pandemico (-6% sul biennio 2018-19)". Guardando i numeri dei 10 show con più spettatori in Italia, salta subito all’occhio che ben 8 su 10 sono artisti stranieri, con i soli Marracash (organizzatore e headliner del Marrageddon Festival) e Pinguini Tattici Nucleari a rappresentare la musica italiana. Il concerto più visto del 2023 è stato quello di Harry Styles alla RCF Arena di Reggio Emilia Rcf Arena (102.861 spettatori), seguito da Marracash all’Ippodromo Milano Trenno (83.98 spettatori), Travis Scott all’Ippodromo Milano Trenno (80.091 spettatori), The Weeknd all’Ippodromo Milano Trenno (che è quarto e sesto con rispettivamente 79.847 e 78.860), i Pinguini Tattici Nucleari alla Rcf Arena di Reggio Emilia al quinto posto (79.636 spettatori), settimo Bruce Springsteen And The E Street Band all’ Autodromo Di Monza (72.129 spettatori), ottavi gli Imagine Dragons al Circo Massimo di Roma (69.525 spettatori), noni gli Arctic Monkeys all’Ippodromo Milano Trenno (65.320 spettatori) e decimi i Red Hot Chili Peppers all’Ippodromo Milano Trenno (64.713 spettatori).

Si tratta quasi esclusivamente di artisti internazionali, famosi in tutto il mondo e con una carriera già consolidata da oltre un decennio (nei casi dei trentenni Harry Styles e Travis Scott) o, come nei casi di Bruce Springsteen e Red Hot Chili Peppers, da oltre quarant’anni. Anche i recenti trionfi di Taylor Swift a Milano (130.000 spettatori in due concerti) e dei Coldplay a Roma (260.000 spettatori in quattro date) dimostrano che la trap e l’urban funzionano soprattutto sui telefonini degli adolescenti, magari ascoltate distrattamente, attraverso le playlist, mentre si fa altro. Quando, però, si tratta di mettere pesantemente mano al portafogli, organizzare una trasferta con costi di trasporto, vitto e alloggio e soprattutto vivere un’esperienza indimenticabile, ecco che i trapper nostrani dimostrano tutti i loro limiti nei confronti di artisti pop e rock di caratura internazionale, in grado di sostenere show che richiedono grandi qualità performative ed energetiche.

Taylor Swift o Harry Styles possono piacere o meno, ma è innegabile che siano artisti di prima fascia, in grado di cantare e suonare per tre ore consecutive e di connettersi profondamente con il loro pubblico, che li ama per le loro canzoni prima ancora del loro essere “personaggi”. I grandi concerti internazionali hanno, inoltre, la capacità di richiamare diverse generazioni, mentre la trap nostrana è un mondo chiuso in se stesso e prevalentemente adolescenziale. Il motivo per cui il concerto di un artista o di un gruppo internazionale ci dà emozioni incomparabilmente più grandi rispetto alla maggior parte degli artisti italiani è perché quelle canzoni le abbiamo ascoltate centinaia di volte, ne conosciamo ogni singola parola e ogni passaggio, ci hanno accompagnato attraverso le diverse stagioni della nostra vita, di cui ne fanno ormai parte.

È davvero un peccato che, in un periodo in cui c’è la massima disponibilità di musica in streaming (gratis o a prezzi contenuti), la maggior parte dei nostri connazionali si limiti all’ascolto di trapper italiani. C’è tanta bella musica oggi, anche se spesso resta nascosta nei meandri delle piattaforme, tanti artisti di valore, da ogni parte del mondo, che hanno qualcosa da comunicare e che sanno comunicarlo in note, anche se difficilmente entreranno a far parte del mainstream. Servirebbe una maggiore cultura musicale, ma soprattutto un pizzico di curiosità nell’ascoltare anche artisti e musica al di fuori degli angusti confini della Penisola.

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Gabriele Antonucci