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Aids, la cura c’è ma non per tutti

Aids, la cura c’è ma non per tutti

Il gruppo americano Gilead che l’ha scoperta punta a venderla a un prezzo stratosferico nonostante produrla costi poche decine di dollari. E così milioni di malati – soprattutto in Africa – rischiano la vita, mentre gli Stati che vogliono la terapia sono costretti ad aprire il portafoglio.


Hanno trovato la cura per l’Aids ma non quella per l’avidità. E così succede che il farmaco, che riesce a distruggere il virus Hiv nel 100 per cento dei casi, resti irraggiungibile per la quasi totalità dei malati nel mondo perché, pur avendo un prezzo di mercato di appena 40 dollari, viene invece venduto ad oltre 42 mila dollari, bigliettone più bigliettone meno. L’azienda farmaceutica che lo produce, l’americana Gilead, non ne vuole sapere di abbassare le pretese economiche malgrado il pressing, ormai planetario, che sta subendo da qualche settimana: la corporation mantiene il puntiglio e si limita a promettere, come spesso fa Big Pharma quando è in difficoltà, di allungare qualche briciola a tempo debito.

Il Lenacapavir, commercializzato come Sunlenca, è tecnicamente un «inibitore di capside», e sta rivoluzionando il mondo della medicina antivirale per due specifiche caratteristiche. La prima è che, a differenza degli attuali trattamenti per contrastare l’Aids, che prevedono somministrazioni quotidiane di cocktail di medicinali (alcuni dei quali prodotti proprio dalla stessa Gilead, che sull’Hiv si è costruita una fortuna a nove zeri), il Sunlenca può essere assunto per via orale appena due volte all’anno, a distanza di sei mesi l’una dall’altra. Un medicinale, dunque, che funziona in maniera ben meno stressante per l’organismo e che rende più facile la fase di controllo e verifica del protocollo medico. La seconda, invece, è che è un farmaco accessibile anche alle fasce più sfortunate e disagiate della popolazione. Almeno in via teorica.

Alla 25esima conferenza internazionale sull’Aids, svoltasi a Monaco, alcuni esperti hanno calcolato infatti che il prezzo minimo per la produzione di massa (almeno 10 milioni di dosi all’anno) di una versione generica del principio attivo, in base ai costi degli ingredienti e della produzione del Lenacapavir e tenendo conto di un profitto del 30 per cento da corrispondere alla società produttrice, arriverebbe a non più di 40 dollari all’anno. In pratica mille volte in meno quel che guadagna, invece, la Gilead per ogni confezione commercializzate al privato o al pubblico. In Italia, per dire, il Lenacapavir è già autorizzato dall’Agenzia del farmaco, ma è indicato in combinazione con altri antiretrovirali per il trattamento di adulti con infezione da Hiv-1 multifarmaco-resistente per i quali non è possibile stabilire un regime antivirale soppressivo alternativo.

Se la multinazionale liberalizzasse il brevetto, ha sostenuto l’Unaids, l’organizzazione specializzata delle Nazioni unite, si registrerebbe «una svolta epocale nella prevenzione dell’Hiv». Linda-Gail Bekker, direttore del Desmond Tutu Hiv Center dell’Università di Città del Capo ed ex presidente della International Aids Society, ha invece preferito sottolineare l’importanza di sviluppare adeguate strategie di contenimento della malattia proprio grazie al brevetto Sunlenca. «Il Lenacapavir, approvato per la somministrazione due volte all’anno per la Prep (profilassi pre-esposizione, ndr), potrebbe fornire una scelta fondamentale per la prevenzione dell’Hiv che si adatta alla vita di molte persone» aiutando, inoltre, ad «affrontare lo stigma e la discriminazione che alcuni pazienti potrebbero dover affrontare quando assumono pillole orali, oltre ad aiutare ad aumentare l’aderenza alla Prep dato il suo programma di dosaggio».

Tutte belle parole, nobili intenzioni della società con sede negli States, che(per adesso) si scontrano con la sua inflessibilità: nessuno sconto, nessuna apertura a una liberalizzazione. I prezzi restano quelli del tariffario: 42.250 dollari per la cura del primo anno e 39 mila dollari per la continuazione della terapia per i 12 mesi successivi. Una scelta legittima, in un’economia di mercato, ma stridente con il diritto universale alla salute. Soprattutto perché la Gilead è tutt’altro che finanziariamente moribonda: possiede anzi un portafoglio Hiv che ha generato un giro d’affari di 16,32 miliardi di dollari (epoca 2021) su un fatturato totale di 27,3 miliardi. In futuro, assicurano dal quartier generale dell’azienda Usa, potrebbe aprirsi qualche spiraglio per mettere a tacere le proteste sollevate dalle associazioni dei dei malati di Aids e dai politici a caccia di trofei da esibire in campagna elettorale. Ma solo in futuro, appunto.

Il messaggio del management è stato chiaro: nonostante sia «troppo presto» per stabilire il prezzo del Sunlenca in chiave di prevenzione, poiché l’azienda è in attesa dei dati degli studi clinici e delle potenziali richieste di autorizzazione normativa, è allo studio «una strategia per consentire un accesso ampio e sostenibile a livello globale». In che cosa consista questo piano mondiale però non si sa, né se c’è qualcuno che possa anticiparlo. L’unica cosa, considerato che il Lenacapavir è stato approvato dalla Food and Drug administration (Fda) americana appena nel dicembre 2022, dunque poco più di un anno e mezzo fa. Un periodo che i vertici dell’azienda considerano troppo breve per poter rinunciare ai lauti incassi per il rientro degli investimenti in ricerca e sviluppo. Chissà che cosa ne direbbe Albert Sabin, che rinunciò a registrare la scoperta del vaccino antipolio per donarlo ai bambini di tutto il mondo.

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