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Strage di Via D’Amelio: la morte di Paolo Borsellino | foto

Strage di Via D’Amelio: la morte di Paolo Borsellino | foto

La mafia annienta il giudice nel cuore di Palermo. La sfida allo Stato deflagra nei primi anni Novanta

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Ritratto di Paolo Borsellino (Palermo, 13 gennaio 1940-19 luglio 1992).

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Il pool dell’antimafia a Palermo: Borsellino con Misiani, Ayala, Violante.

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Quello che resta di una vettura scaraventata in aria dall’esplosione del 19 luglio 1992

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21 luglio 1992: i funerali degli agenti di scorta di Paolo Borsellino.

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I Carabinieri sul luogo dell’esplosione e la Fiat Croma blindata della scorta.

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Un dettaglio della scena dell’attentato la sera del 19 luglio 1992

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La strage dall’alto, con i mezzi di soccorso ancora sul posto.

Neppure due mesi erano passati dall’agguato al giudice Falcone a Capaci. La furia della guerra dichiarata dalla mafia allo Stato deflagra nuovamente alle 16:58 del 19 luglio 1992 a Palermo, in via Mariano D’Amelio.

Paolo Borsellino, il giudice antimafia, si era recato in visita alla madre quando nel breve tratto tra le auto della scorta ed il portone una vecchia Fiat 126 imbottita di esplosivo, innescata a distanza, cancellava la vita del giudice palermitano e della sua scorta. Solo uno tra gli agenti riuscirà a sopravvivere alla micidiale esplosione che dilaniò i corpi e devastò un’ampia area circostante lungo la via D’Amelio.

Cosa Nostra, governata dai Corleonesi, lanciava spavaldamente a suon di tritolo un nuovo e gravissimo monito alle Istituzioni, con l’eliminazione fisica dei due giudici simbolo dell’antimafia. Uccisi uno dopo l’altro, in meno di 60 giorni.

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